mercoledì 4 marzo 2009

Il change democratico di Obama


Inizia la sfida del neopresidente più atteso degli ultimi anni: dall’economia al sociale, ecco come Obama continua (o meno) la linea dei suoi predecessori dem

Nel consueto video settimanale postato su YouTube, il presidente Obama difende le linee programmatiche della sua manovra di bilancio, e subito sfida i possibili oppositori. La Corporate America danneggiata dalle scelte fiscali presentate nel budget sarà affrontata con decisione, ha dichiarato con ostentata tranquillità il 44esimo presidente. Il mandato ricevuto a novembre è chiarissimo: l’Americadi Reagan Bush non abita più qui. Un progetto simile a quello inizialmente tentato da Bill Clinton, ma poi fallito e riadattato ai miti consigli della triangolazione centrista.

RITORNO AL 1993 -Dopo un’incerta vittoria, dovuta più alla divisione del campo conservatore che alla riscossa democratica, Bill Clinton si trovò ad affrontare una recessione sicuramente meno grave rispetto all’attuale. La ricetta del primo budget presentato dal Comeback Kid era molto simile alle idee enucleate nel documento rilasciato pochi giorni fa dall’Amministrazione Obama. Crediti per la classe media, inasprimento fiscale per le fasce di reddito più alte, contenimento dei finanziamenti agli assicuratori privati per Medicare, il mammuth pubblico che paga la sanità agli over 65. L’unica grande differenza con il piano attuale presentato da Obama è il notevole deficit fiscale previsto, ma a inizio 1993 le condizioni macroeconomiche non erano così prossime al disastro come ora. I repubblicani, oggi come allora, attaccarono senza pietà il previsto aumento delle tasse, e bollarono la manovra di bilancio dell’Amministrazione Clinton come il ritorno delle Carternomics, il tradizionale tassa e spendi che aveva portato l’economia verso la paralisi degli anni ‘70. Le previsioni dei repubblicani si rivelarono fallaci: l’arrivo della new economy e la stabilizzazione del debito, esploso a partire dai tagli fiscali di Reagan, portarono ad uno dei più prolungati periodi di crescita economica. Il boomUsa portò però pochi benefici politici ai Democratici, a parte la comoda rielezione del Kid diHope, Arkansas. I repubblicani, grazie al fallimento della riforma sanitaria di Hillary e al passaggio del Nafta, che incrementò lo scollamento della classe operaia dalla coalizione sociale del New Deal, già visto all’epoca di Reagan, riuscirono però a conquistare la maggioranza allaCamera dei Rappresentanti e così influenzare l’agenda politica all’Amministrazione. Ogni possibile svolta progressista fu così relegata agli ordini esecutivi che poi Bush II si precipitò a ritirare,e nacque la furbesca Terza Via clintoniana, mix centrista scelto più per costrizione che per volontà.

LA SFIDA LIBERAL DI OBAMA - Il primo documento di bilancio di Obama riparte dalle prime idee dell’Amministrazione Clinton, e cerca di articolare una risposta progressista all’attuale crisi. I Democratici sono votati da un secolo perché sono gli interpreti del populismo economico, aka liberalism dai tempi di Roosevelt, ovvero coloro i quali accettano e difendono il libero mercato, ma ne cercano altresì di proporre correttivi ispirati ad un senso di maggior uguaglianza. LeAmministrazioni Dems dell’ultimo secolo hanno lasciato una grande riforma del capitalismo a stelle strisce: la Fed introdotta da Woodrow Wilson, laSocial Security concepita da FDR, i programmiMedicare/Medicaid arrivati grazie all’impegno prima di JFK e poi di Lyndon Johnson. IlClintonismo non riuscì invece a lasciare una simile impronta, e i più importanti interventi legislativi arrivarono con il concorso dei repubblicani moderati. Il budget di Obama è la riproposizione, al netto della retorica di ogni campagna elettorale, della tradizionale ricetta democratica, maggiormente ambiziosa rispetto al recente passato visto il clima politico molto più favorevole. Era dal 1964 che un candidato democratico non passava la soglia del 51% alle presidenziali, così come da 40 anni almeno mancava una maggioranza progressista alla House.

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