mercoledì 13 maggio 2009

Lo Specter dell'estinzione

Al Congresso i repubblicani sono diventati una minoranza al limite dell’irrilevanza dopo il cambio di partito di Arlen Specter. Nei giorni scorsi perfino Joe the Plumber ha lasciato il partito di Reagan e Bush. Il Gop diventa il Grand Opposition Party?

Con un voltafaccia annunciato, Arlen Specter ha cambiato gruppo al Senato passando coi democratici. Il partito del presidente ottiene così il 60esimo voto necessario a superare l’ostruzionismo dell’opposizione, rendendo così ancora più marginale la minoranza repubblicana. Specter ha lasciato il Gop perché sapeva della sicura sconfitta alle primarie delle Pennsylvania, quando la base conservatrice avrebbe fatto pagare al senatore il suo appoggio allo stimolo economico di Obama. L’abbandono di Specter ha terrorizzato le due senatrici repubblicane Snowe e Collins, che avevano votato a favore del pacchetto del presidente. I timori del sempre più piccolo fronte moderato del Gop ha trovato conferma delle sue preoccupazioni negli ultimi sondaggi. I dati dell’identificazione politica rilevano un numero esiguo di elettori repubblicani, stimati intorno al 20/21 per cento, con uno svantaggio a doppia cifra nei confronti dei democratici. Altre rilevazioni stimano risultati diversi, ma la disanima comune rimane preoccupante. Le nuove generazioni, figlie del melting pot americano, sono ormai sempre più distanti dal brand Gop, partito per bianchi di origine anglosassone, molto religiosi e residenti nell’America delle campagne e piccole città. I trend demografici spingono in direzione opposta alla strada intrapresa dalla leadership repubblicana, ancora ammaccata dopo la doppia batosta subita nel 2006 e nel 2008, quando i democratici hanno ripreso il controllo del Congresso e della Casa Bianca, superando quota 50% con distacchi vicini alla doppia cifra. Perfino Joe the Plumber, l’idraulico simbolo della lotta all’incipiente socialismo obamiano, ha dichiarato di aver abbandonato il Gop, una dipartita tanto surreale quanto preoccupante per un partito ormai dominato, almeno nell’immagine pubblica, da commentatori iperconservatori come Rush Limbaugh o Sean Hannity, popolarissimi nella base repubblicana ma distanti qualche anno luce dalla maggioranza degli americani.

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