La prima nomina presidenziale è arrivata: dopo alcuni giorni di riflessione, Rahm Emanuel ha accettato l'incarico di Chief of Staff, il responsabile del personale del Casa Bianca e principale consigliere del presidente. Ebreo di Chicago, Emanuel è l'attuale chairman del gruppo democratico alla Camera. Nel 2006 fu il responsabile della campagna elettorale per il rinnovo della House che portò alla riconquista della maggioranza da parte dei Democratici. I repubblicani hanno già criticato la scelta come eccessivamente di parte. I dettagli nell'anticipazione di Politico.
Secondo Ambinder
Advisers say that Obama has sent a not-so-subtle message to Congress: President-Elect Obama will not cede much agenda-setting ground to liberals. While outside Democrats are interpreting Emanuel's selection as an institutional message for Nancy Pelosi, Obama advisers concede that Emanuel's ties to key party centrists and blue dog Democrats will be criticial to smoother relationships between the executive and legislative branches
giovedì 6 novembre 2008
Dopo il kapò nazista al tedesco..
..ora il bello e abbronzato al primo presidente afro-americano degli Usa. Silvio non si smentisce mai. Le sue battute, se le si può definire così, possono far ridere solo gli Yes man(vedi alla voce parlamentari) di cui si circonda.
Rocca ha torto, e pure Sofri...
... ma hanno ragione nel denunciare il giornalismo ridicolo di Travaglio. Premesso questo, che è in realtà la vera ragione del contendere, rimarco un errore fondamentale dell'analisi di Christian Rocca
"Chiunque abbia letto il giornale e il blog nell’ultimo mese sa che è vero esattamente il contrario, cioè che eravamo certi della vittoria di Obama, e a valanga. Prima, invece, quando si era ancora lontani dal voto ho sempre scritto che chi diceva di sapere il vincitore mente sapendo di mentire"
Qualsiasi persona che non dicesse che c'era un vincitore scontato diceva una baggianata, anche uno, due, tre, quatto mesi fa e via dicendo. Chi legge il mio blog o le mail che inoltro sugli Usa sa che i Democratici, qualsiasi candidato avessero proposto, sarebbero stati largamente favoriti.
Non casualmente la mattina del 4 intitolavo le mie previsioni sull'exit poll nazionale, che avrebbe determinato la vittoria chiara e netta di Obama, che stimavo al 52,8%, "Il trionfo di Obama è la rivincita di McGovern". McGovern era, in modo conciso, banale e pure un po' sbagliato, il politico che portà i Dems a essere il partito delle minoranze etniche e sociali. Al momento, quando ancora mancano un pò di voti delle contee di Boulder, CO, Portland, OR, e Seattle, WA, tutte molto favorevoli ai Democratici, Obama guida al 52,6%. Il dato era scontato, perchè bastava guardare l'exit poll delle midterm del 2006 per capire che la rivoluzione demografica dell'America aveva ormai cambiato le dinamiche elettorali. Cosa diceva quell'exit poll targato midterm 2006? Che i Democratici potevano contare sull'appoggio dei 2/3 abbondanti delle minoranze etniche. In un elettorato sempre meno bianco, e con un partito repubblicano teso a difendere ormai da 20 anni solo quel segmento elettorale, ogni esponente del Gop era spacciato, per due motivi: l'ostilità delle minoranze etniche nei confronti dei Repubblicani, legata ma non causata dall'altro fattore che condannava McCain, l'impopolarità record di Bush nel 2008.
Ma il vero errore di Christian Rocca e di tutta la stampa italiana e di gran parte di quella mondiale è stata la cattiva interpretazione delle elezioni del 2004. Un presidente uscente di un'America in guerra, contraposto ad un (improbabile) senatore liberal del Massachussetts, aveva strappato la conferma grazie ad un prodigioso recupero nelle minoranze etniche, in particolare quelle ispaniche, che avevano consegnato Stati come Colorado, Nevada e New Mexico.
Facendo un calcolo forzato e sbagliato nelle premesse ma significativo nelle sue conclusioni, spiego coi numeri. Applicando la composizione demografica dell'elettorato del 2008 con i risultati nei vari segmenti etnici di Bush e Kerry, la sfida nazionale si sarebbe conclusa 50,37 a 49,62 in favore del candidato repubblicano (2004: B 50,8-K 48,4). Bush, con l'elettorato del 2008 ma con il consenso demografico del 2004 perde un mezzo punto percentuale, mentre Kerry guadagna 1,2 punti. Applicando lo stesso metodo sulla composizione demografica dell'elettorato nei singoli Stati le perdite di Bush sono ancora più secche, tali da mettere in dubbio la riconferma della Casa Bianca. A livIn Iowa Kerry vince 49,94 a 48 mentre in New Mexico Kerry supera anche il 50%: 50,54 a 48,79. Con questi due Stati Kerry arriva a 264, e siccome vince in Nevada (50,35 a 47,92) l'elezione finirebbe alla Camera dei Rappresentanti dato che i due candidati pareggiano nel Collegio Elettorale, 269 a 269. Kerry potrebbe mangiarsi il cappello, perchè nel Colorado finisce 49,4 a 49,3, quindi solo per lo 0,1% in questo Stato il senatore di Boston non diventa il 44esimo presidente. (Il mondo e io però ringraziamo il destino perchè così abbiamo avuto Obama).
In realtà Kerry se la dovrebbe prendere con me, perchè nei calcoli ho arbitriamente inserito il dato nazionale nel voto dei vari segmenti etnici dove questo era assente nell'exit poll perchè troppo piccolo come subsample.
Il dato del voto definito OTHER, cioè etnia diversa da bianca, nero, ispanica o asiatica, nel Nevada mi fa però pensare che in Colorado avrebbe vinto Kerry. Applicando un metodo forse più corretto visti i mutamenti politici, e cioè inserendo i dati delle fasce etniche del 2008 con la composizione demografica 2004, Kerry vincerebbe a livello nazionale 51,24 a 46,73, un dato estremamente vicino a quello registrato nel 2008, che è attualmente 52,5 a 46,3. Il vantaggio (virtuale) di Kerry è inoltre molto vicino al vantaggio che Obama ha sempre avuto in tutti i sondaggi condotti a livello nazionale, con la significativa eccezione del periodo delle Convention dove McCain ha beneficiato del tipico effeto bounce(+6 come massimo rispetto al punti di partenza entro 10 giorni dalla fine della Convention, ritorno al punto di partenza entro 25 giorni, per ulteriori info qui).
Ma i sondaggi ci spostano dalla vera questione. Rocca sbagliava analisi perchè pensava che la politica estera o quella economica decidessero le elezioni americane. Pur essendo temi fondamentali, ovviamente, la questione preminente di questo ciclo elettorale così come nel 2006 era l'immigrazione. Tra il 2000 e il 2007 la popolazione americana è passata da 280 a 305 milioni. La strabiliante crescita, se paragonata ai tassi europei, è stata determinata dalla crescita della popolazione ispanica, che è aumentata in questo lasso temporale del 27%, mentre le altre etnie hanno visto un incremento del 3,1%. Gran parte dell'aumento dei latini è derivato dalla immigrazione dai Paesi più poveri del Centro-Sud America, Messico in primo luogo. Tra i giovani americani ben un quarto ha ora un genitore immigrato. Nel 2000 i bianchi erano il 70% della popolazione e l'81% dell'elettorato, nel 2008 il 74% dell'elettorato si spiega con il fatto che i caucasici non ispanici sono solo il 65% degli americani. Il fenomeno migratario ha cambiato il volto dell'America, e questo andava raccontato più che le megaseghe su neocon o sui vestiti di Palin e Michelle Obama( sono critiche a Rep e Corsera, non certo al bravo Rocca).
Quando McCain ha sconfessato le sue posizioni sull'immigrazione per ottenere la nomination prima e poi compiacere la base repubblicana poi, le elezioni sono diventate invincibili per il senatore dell'Arizona. E se guardate il sito della Gallup, McCain non ha mai neanche minimanente sfiorato i valori di Bush nel segmento ispanico, l'unica sua improbabilissima chance di vittoria, o l'unico fattore che avrebbe reso equilibrata la competizione. Il fatto che il candidato di nessun partito abbia mai vinto la Casa Bianca quando il Presidente uscente o che cercava il secondo mandato era sotto al 35% nel tasso di approvazione era il chiodo definitivo alla bara repubblicana. Tutto il resto è noia. Dopo Kurt di ieri ora chiudo citando il Califfo.
PS: A Rocca riconosco che è stato l'unico giornalista italiano a rimarcare come Bush fosse un repubblicano molto attento alle minoranze etniche: non casualmente ha nominato due cattolici(bianchi, ma segnale importante per la gente che arriva dal Messico) alla Corte Suprema, ha avuto due Segretari di Stato neri e il primo Attorney General ispanico.
PPS: l'errore di Luca, citato un pò fuori luogo nel titolo, come di tutti gli obamiani, era quello di preoccuparsi. Queste elezioni sono sempre state scontate. Io sbaglio sempre i pronostici, e stavolta è la prima volta che ci ho preso in modo preciso.
PPPS: altre analisi simili seguiranno.
"Chiunque abbia letto il giornale e il blog nell’ultimo mese sa che è vero esattamente il contrario, cioè che eravamo certi della vittoria di Obama, e a valanga. Prima, invece, quando si era ancora lontani dal voto ho sempre scritto che chi diceva di sapere il vincitore mente sapendo di mentire"
Qualsiasi persona che non dicesse che c'era un vincitore scontato diceva una baggianata, anche uno, due, tre, quatto mesi fa e via dicendo. Chi legge il mio blog o le mail che inoltro sugli Usa sa che i Democratici, qualsiasi candidato avessero proposto, sarebbero stati largamente favoriti.
Non casualmente la mattina del 4 intitolavo le mie previsioni sull'exit poll nazionale, che avrebbe determinato la vittoria chiara e netta di Obama, che stimavo al 52,8%, "Il trionfo di Obama è la rivincita di McGovern". McGovern era, in modo conciso, banale e pure un po' sbagliato, il politico che portà i Dems a essere il partito delle minoranze etniche e sociali. Al momento, quando ancora mancano un pò di voti delle contee di Boulder, CO, Portland, OR, e Seattle, WA, tutte molto favorevoli ai Democratici, Obama guida al 52,6%. Il dato era scontato, perchè bastava guardare l'exit poll delle midterm del 2006 per capire che la rivoluzione demografica dell'America aveva ormai cambiato le dinamiche elettorali. Cosa diceva quell'exit poll targato midterm 2006? Che i Democratici potevano contare sull'appoggio dei 2/3 abbondanti delle minoranze etniche. In un elettorato sempre meno bianco, e con un partito repubblicano teso a difendere ormai da 20 anni solo quel segmento elettorale, ogni esponente del Gop era spacciato, per due motivi: l'ostilità delle minoranze etniche nei confronti dei Repubblicani, legata ma non causata dall'altro fattore che condannava McCain, l'impopolarità record di Bush nel 2008.
Ma il vero errore di Christian Rocca e di tutta la stampa italiana e di gran parte di quella mondiale è stata la cattiva interpretazione delle elezioni del 2004. Un presidente uscente di un'America in guerra, contraposto ad un (improbabile) senatore liberal del Massachussetts, aveva strappato la conferma grazie ad un prodigioso recupero nelle minoranze etniche, in particolare quelle ispaniche, che avevano consegnato Stati come Colorado, Nevada e New Mexico.
Facendo un calcolo forzato e sbagliato nelle premesse ma significativo nelle sue conclusioni, spiego coi numeri. Applicando la composizione demografica dell'elettorato del 2008 con i risultati nei vari segmenti etnici di Bush e Kerry, la sfida nazionale si sarebbe conclusa 50,37 a 49,62 in favore del candidato repubblicano (2004: B 50,8-K 48,4). Bush, con l'elettorato del 2008 ma con il consenso demografico del 2004 perde un mezzo punto percentuale, mentre Kerry guadagna 1,2 punti. Applicando lo stesso metodo sulla composizione demografica dell'elettorato nei singoli Stati le perdite di Bush sono ancora più secche, tali da mettere in dubbio la riconferma della Casa Bianca. A livIn Iowa Kerry vince 49,94 a 48 mentre in New Mexico Kerry supera anche il 50%: 50,54 a 48,79. Con questi due Stati Kerry arriva a 264, e siccome vince in Nevada (50,35 a 47,92) l'elezione finirebbe alla Camera dei Rappresentanti dato che i due candidati pareggiano nel Collegio Elettorale, 269 a 269. Kerry potrebbe mangiarsi il cappello, perchè nel Colorado finisce 49,4 a 49,3, quindi solo per lo 0,1% in questo Stato il senatore di Boston non diventa il 44esimo presidente. (Il mondo e io però ringraziamo il destino perchè così abbiamo avuto Obama).
In realtà Kerry se la dovrebbe prendere con me, perchè nei calcoli ho arbitriamente inserito il dato nazionale nel voto dei vari segmenti etnici dove questo era assente nell'exit poll perchè troppo piccolo come subsample.
Il dato del voto definito OTHER, cioè etnia diversa da bianca, nero, ispanica o asiatica, nel Nevada mi fa però pensare che in Colorado avrebbe vinto Kerry. Applicando un metodo forse più corretto visti i mutamenti politici, e cioè inserendo i dati delle fasce etniche del 2008 con la composizione demografica 2004, Kerry vincerebbe a livello nazionale 51,24 a 46,73, un dato estremamente vicino a quello registrato nel 2008, che è attualmente 52,5 a 46,3. Il vantaggio (virtuale) di Kerry è inoltre molto vicino al vantaggio che Obama ha sempre avuto in tutti i sondaggi condotti a livello nazionale, con la significativa eccezione del periodo delle Convention dove McCain ha beneficiato del tipico effeto bounce(+6 come massimo rispetto al punti di partenza entro 10 giorni dalla fine della Convention, ritorno al punto di partenza entro 25 giorni, per ulteriori info qui).
Ma i sondaggi ci spostano dalla vera questione. Rocca sbagliava analisi perchè pensava che la politica estera o quella economica decidessero le elezioni americane. Pur essendo temi fondamentali, ovviamente, la questione preminente di questo ciclo elettorale così come nel 2006 era l'immigrazione. Tra il 2000 e il 2007 la popolazione americana è passata da 280 a 305 milioni. La strabiliante crescita, se paragonata ai tassi europei, è stata determinata dalla crescita della popolazione ispanica, che è aumentata in questo lasso temporale del 27%, mentre le altre etnie hanno visto un incremento del 3,1%. Gran parte dell'aumento dei latini è derivato dalla immigrazione dai Paesi più poveri del Centro-Sud America, Messico in primo luogo. Tra i giovani americani ben un quarto ha ora un genitore immigrato. Nel 2000 i bianchi erano il 70% della popolazione e l'81% dell'elettorato, nel 2008 il 74% dell'elettorato si spiega con il fatto che i caucasici non ispanici sono solo il 65% degli americani. Il fenomeno migratario ha cambiato il volto dell'America, e questo andava raccontato più che le megaseghe su neocon o sui vestiti di Palin e Michelle Obama( sono critiche a Rep e Corsera, non certo al bravo Rocca).
Quando McCain ha sconfessato le sue posizioni sull'immigrazione per ottenere la nomination prima e poi compiacere la base repubblicana poi, le elezioni sono diventate invincibili per il senatore dell'Arizona. E se guardate il sito della Gallup, McCain non ha mai neanche minimanente sfiorato i valori di Bush nel segmento ispanico, l'unica sua improbabilissima chance di vittoria, o l'unico fattore che avrebbe reso equilibrata la competizione. Il fatto che il candidato di nessun partito abbia mai vinto la Casa Bianca quando il Presidente uscente o che cercava il secondo mandato era sotto al 35% nel tasso di approvazione era il chiodo definitivo alla bara repubblicana. Tutto il resto è noia. Dopo Kurt di ieri ora chiudo citando il Califfo.
PS: A Rocca riconosco che è stato l'unico giornalista italiano a rimarcare come Bush fosse un repubblicano molto attento alle minoranze etniche: non casualmente ha nominato due cattolici(bianchi, ma segnale importante per la gente che arriva dal Messico) alla Corte Suprema, ha avuto due Segretari di Stato neri e il primo Attorney General ispanico.
PPS: l'errore di Luca, citato un pò fuori luogo nel titolo, come di tutti gli obamiani, era quello di preoccuparsi. Queste elezioni sono sempre state scontate. Io sbaglio sempre i pronostici, e stavolta è la prima volta che ci ho preso in modo preciso.
PPPS: altre analisi simili seguiranno.
mercoledì 5 novembre 2008
Mike e il lato giusto dell Storia(altro che il ridicolo Joe the Plumber)
Uno dei simboli della pessima campagna di McCain è stato il ridicolo Joe The Plumber. Spacciato per l'archetipo della classe media, Samuel Joe Wurzelbacher era un repubblicano a 24 carati pompato da Fox News e media conservatori nella speranza che la coalizione sociale reaganiana si ripresentasse ancora. Anche chi ne faceva parte si era però già accorto della sua dissoluzione, meravigliosamente rappresentata da questa storia. La storia di Mike, un repubblicano di Cincinnati, Ohio.
Cincinnati è una delle poche grandi città americane di tendenza conservatrice. Fino al 2008, i Democratici avevano sempre perso prevalentemente per le ferite lasciate dai conflitti razziali degli anni '60. Obama è riuscito anche a conquistare Cincinnati, così vincendo l'Ohio. Ripropongo qui sotto il post che avevo scritto 2 settimane fa. Ero sicuro che avrebbe rappresentato già allora la vittoria che incombeva. Ora che il successo è stato clamoroso, mi sembra giusto dargli ancora evidenza. Dedico questo post alla bellissima, e demoniaca, bambina bionda che ad un rally di McCain a Denver diceva che una scimmia non può essere un presidente. Sicuramente lei non leggerà questo post, ma la speranza è che la merda razzista che ha in testa possa sparire nel futuro. Coi genitori che ha ci sono comunque poche speranze.
giovedì 23 ottobre 2008
Mike e il lato giusto della storia
Ben Smith è un redattore di Politico.com che realizza un blog semplicemente imperdibile sulle elezioni americane viste dal lato dei Democratici. In questi giorni riceve molte mail, tutte molto belle, a proposito di scene incredibili sull'early voting. Questo racconto proviene da uno dei bastioni dei repubblicani in Ohio, la contea di Hamilton che ha come sede Cincinnati. Qui il testo della mail
Upon arriving at the Hamilton County Board of Elections in Cincinnati to vote early today I happened upon some friends of my mother's — three small, elderly Jewish women. They were quite upset as they were being refused admitance to the polling location due to their Obama T-Shirts, hats and buttons. Apparently you cannot wear Obama/McCain gear into polling locations here in Ohio.... They were practically on the verge of tears.After a minute or two of this a huge man (6'5", 300 lbs easy) wearing a Dale Earnhardt jacket and Bengal's baseball cap left the voting line, came up to us and introduced himself as Mike. He told us he had overheard our conversation and asked if the ladies would like to borrow his jacket to put over their t-shirts so they could go in and vote. The ladies quickly agreed. As long as I live I will never forget the image of these 80-plus-year-old Jewish ladies walking into the polling location wearing a huge Dale Earnhardt racing jacket that came over their hands and down to their knees!Mike patiently waited for each woman to cast their vote, accepted their many thanks and then got back in line (I saved him a place while he was helping out the ladies). When Mike got back in line I asked him if he was an Obama supporter. He said that he was not, but that he couldn't stand to see those ladies so upset. I thanked him for being a gentleman in a time of bitter partisanship and wished him well.After I voted I walked out to the street to find my mother's friends surrouding our new friend Mike — they were laughing and having a great time. I joined them and soon learned that Mike had changed his mind in the polling booth and ended up voting for Obama. When I asked him why he changed his mind at the last minute, he explained that while he was waiting for his jacket he got into a conversation with one of the ladies who had explained how the Jewish community, and she, had worked side by side with the black community during the civil rights movements of the '60s, and that this vote was the culmination of those personal and community efforts so many years ago. That this election for her was more than just a vote ... but a chance at history.Mike looked at me and said, "Obama's going to win, and I didn't want to tell my grandchildren some day that I had an opportunity to vote for the first black president, but I missed my chance at history and voted for the other guy."
In sintesi, per i non anglofoni. Tre donne ebree, anziane, si recano al seggio speciale per l'early voting nella città di Cincinnati indossando magliette e spilllette pro Obama. Gli ufficiali preposti al controllo del voto le respingono a causa dell'abbigliamento inopportuno. Le tre signore sono sul punti di scoppiare a piangere, e un uomo molto alto e grosso offre loro la sua giacca NASCAR, le corse automobilistiche USA, così da coprire le loro magliette "politiche" e poter votare. Le tre signore acconsentono e sono ammesse al seggio. La donna che racconta la storia ringrazia l'uomo, che si presenta come Mike per il gesto e gli chiede se lo ha fatto perchè è un supporter di Obama. Mike dice semplicmente di no. All'uscita dal locale, Mike, incontra le signore e racconta di aver sentito, mentre era ritornato in coda, un'altra donna spiegare come gli ebrei avessero lottato insieme agli afro-americani negli anni '60 per affermare i diritti civili negli USA. Per la signora, che aveva partecipato alle battaglie di quel movimento, poter votare un nero come candidato presidente era il culmine di una speranza iniziata 40 anni fa. Mike, agghindato come il tipico repubblicano da classe media, confida di aver cambiato idea su chi votare, in maniera semplice ma meravigliosa: "Obama vincerà, e non voglio raccontare ai miei nipoti in futuro che ho avuto l'opportunità di votare il primo presidente nero, e ho perso questa chance scegliendo l'altro candidato.
Mike ha scelto il lato giusto della storia, e dei sondaggi. Mike è dello stesso Stato di Samuel Wurzelbacher, il repubblicano a 24 carati che per qualche giorno la campagna di McCain ha spacciato come Joe l'idraulico simbolo dell'America lavoratrice. Ormai finiti i 15 minuti di celebrità di Joe the Plumber, la scelta di Mike trionferà.
Pubblicato da andrea mollica
Cincinnati è una delle poche grandi città americane di tendenza conservatrice. Fino al 2008, i Democratici avevano sempre perso prevalentemente per le ferite lasciate dai conflitti razziali degli anni '60. Obama è riuscito anche a conquistare Cincinnati, così vincendo l'Ohio. Ripropongo qui sotto il post che avevo scritto 2 settimane fa. Ero sicuro che avrebbe rappresentato già allora la vittoria che incombeva. Ora che il successo è stato clamoroso, mi sembra giusto dargli ancora evidenza. Dedico questo post alla bellissima, e demoniaca, bambina bionda che ad un rally di McCain a Denver diceva che una scimmia non può essere un presidente. Sicuramente lei non leggerà questo post, ma la speranza è che la merda razzista che ha in testa possa sparire nel futuro. Coi genitori che ha ci sono comunque poche speranze.
giovedì 23 ottobre 2008
Mike e il lato giusto della storia
Ben Smith è un redattore di Politico.com che realizza un blog semplicemente imperdibile sulle elezioni americane viste dal lato dei Democratici. In questi giorni riceve molte mail, tutte molto belle, a proposito di scene incredibili sull'early voting. Questo racconto proviene da uno dei bastioni dei repubblicani in Ohio, la contea di Hamilton che ha come sede Cincinnati. Qui il testo della mail
Upon arriving at the Hamilton County Board of Elections in Cincinnati to vote early today I happened upon some friends of my mother's — three small, elderly Jewish women. They were quite upset as they were being refused admitance to the polling location due to their Obama T-Shirts, hats and buttons. Apparently you cannot wear Obama/McCain gear into polling locations here in Ohio.... They were practically on the verge of tears.After a minute or two of this a huge man (6'5", 300 lbs easy) wearing a Dale Earnhardt jacket and Bengal's baseball cap left the voting line, came up to us and introduced himself as Mike. He told us he had overheard our conversation and asked if the ladies would like to borrow his jacket to put over their t-shirts so they could go in and vote. The ladies quickly agreed. As long as I live I will never forget the image of these 80-plus-year-old Jewish ladies walking into the polling location wearing a huge Dale Earnhardt racing jacket that came over their hands and down to their knees!Mike patiently waited for each woman to cast their vote, accepted their many thanks and then got back in line (I saved him a place while he was helping out the ladies). When Mike got back in line I asked him if he was an Obama supporter. He said that he was not, but that he couldn't stand to see those ladies so upset. I thanked him for being a gentleman in a time of bitter partisanship and wished him well.After I voted I walked out to the street to find my mother's friends surrouding our new friend Mike — they were laughing and having a great time. I joined them and soon learned that Mike had changed his mind in the polling booth and ended up voting for Obama. When I asked him why he changed his mind at the last minute, he explained that while he was waiting for his jacket he got into a conversation with one of the ladies who had explained how the Jewish community, and she, had worked side by side with the black community during the civil rights movements of the '60s, and that this vote was the culmination of those personal and community efforts so many years ago. That this election for her was more than just a vote ... but a chance at history.Mike looked at me and said, "Obama's going to win, and I didn't want to tell my grandchildren some day that I had an opportunity to vote for the first black president, but I missed my chance at history and voted for the other guy."
In sintesi, per i non anglofoni. Tre donne ebree, anziane, si recano al seggio speciale per l'early voting nella città di Cincinnati indossando magliette e spilllette pro Obama. Gli ufficiali preposti al controllo del voto le respingono a causa dell'abbigliamento inopportuno. Le tre signore sono sul punti di scoppiare a piangere, e un uomo molto alto e grosso offre loro la sua giacca NASCAR, le corse automobilistiche USA, così da coprire le loro magliette "politiche" e poter votare. Le tre signore acconsentono e sono ammesse al seggio. La donna che racconta la storia ringrazia l'uomo, che si presenta come Mike per il gesto e gli chiede se lo ha fatto perchè è un supporter di Obama. Mike dice semplicmente di no. All'uscita dal locale, Mike, incontra le signore e racconta di aver sentito, mentre era ritornato in coda, un'altra donna spiegare come gli ebrei avessero lottato insieme agli afro-americani negli anni '60 per affermare i diritti civili negli USA. Per la signora, che aveva partecipato alle battaglie di quel movimento, poter votare un nero come candidato presidente era il culmine di una speranza iniziata 40 anni fa. Mike, agghindato come il tipico repubblicano da classe media, confida di aver cambiato idea su chi votare, in maniera semplice ma meravigliosa: "Obama vincerà, e non voglio raccontare ai miei nipoti in futuro che ho avuto l'opportunità di votare il primo presidente nero, e ho perso questa chance scegliendo l'altro candidato.
Mike ha scelto il lato giusto della storia, e dei sondaggi. Mike è dello stesso Stato di Samuel Wurzelbacher, il repubblicano a 24 carati che per qualche giorno la campagna di McCain ha spacciato come Joe l'idraulico simbolo dell'America lavoratrice. Ormai finiti i 15 minuti di celebrità di Joe the Plumber, la scelta di Mike trionferà.
Pubblicato da andrea mollica
Previsioni confermate: America Smells like Dem Spirit
Nell'analisi del voto che ho pubblicato ieri prima che si sapessero i risultati ( e che ho scritto nel weekend dopo il primo dibattito presidenziale e che poi ho aggiornato) mi ero concentrato solo sul voto nazionale. Chi segue la politica americana sa che nelle elezioni dove esiste un chiaro favorito la mappa degli Stati in bilico non è decisiva per l'esito finale. Ieri avevo previsto un voto finale di Obama pari al 52,8%, e attualmente su CNN Obama sta al 52,4. Siccome mancano alcune contee di Colorado, Oregon e Washington favorevoli ad Obama credo che il candidato democratico possa anche superare la mia stima. Nella composizione demografica del voto ho sopravvalutato Obama tra gli ispanici e sottovaluto, anche se non l'ho poi messo, McCain tra i bianchi. Obama sta al 43 tra i bianchi, così come Clinton nel 1996. Proprio come avevo detto. Ho sottovaluto di un punto la dimensione del voto afro-americano, ma un piccolo errore sul subsample è concesso anche ai sondaggisti :-)
Nella scelta degli Stati, sui quali ho volutamente ragionato meno, ho azzeccato tutti fino a quota 339, che ero sicuro che il senatore dell'Illinois avrebbe superato. Tra Missouri, North Carolina e Indiana avevo indicato solo il primo come conquista di Obama. Avevo considerato maggiormente l'aspetto politico che quello organizzativo, un errore quando si pensa alla più strepitosa organizzazione politica mai comparsa nella politica americana. Alla fine poche migliaia di voti hanno deciso questi 3 Stati, probabilmente spostati dalla decisione della campagna di Obama di mobilitarsi in NC e IN, dove non casualmente il prossimo presidente ha tenuto gli ultimi comizi della sua incredibile corsa. Nel molto cortese commento di Federico/Jimmomo sul mio post, il valido blogger romano , che ringrazio di cuore viste le incomprensioni dei giorni scorsi, rimarca la mia attenzione esclusiva al fattore demografico. Jim ha parzialmente ragione, ma per capire le dinamiche della politica americana lo sviluppo demografico e il suo impatto sulla società sono le migliori chiavi di comprensione. Anche per valutare meglio elementi decisivi del dibattito politico, come la sanatoria per i clandestini, trascurati dall'analisi europea e anche americana per la tradizionale preminenza della politica estera. Magari non è un approccio esaustivo, ma è il migliore per corroborare le rilevazioni effettuate dagli istituti demoscopici statunitensi. Perfetti, come al solito. Al di là di qualche ridicola tesi sul complotto demoscopico/mediatico pro Obama che si è letto da varie parti in rete. Tornerò comunque su questi temi. Queste elezioni hanno fornito talmente tanti spunti che sicuramente approfondimenti seguiranno. Un ultimo spunto dedicato al sottoscritto: il 14 gennaio del 2008 il mio amico democratico Pippo Civati ospitò un mio endorsement pro Hillary, che trovate qui. Scrivevo io e scriveva Pippo:
Mollica endorses Clinton
Per la rassegna Obama sui Navigli, ospito volentieri un contributo di Andrea Mollica, l'Al Gore di Varese. Andrea è un vero esperto degli Usa, prima perché seguiva i Nirvana, ora perché segue il dibattito politico. Ero quasi certo che stesse con i Clinton, e pubblico le sue valutazioni proprio perché il mio sostegno a Obama vuole essere un'occasione di dibattito e di confronto. Scrive Andrea: "Se si crede che le elezioni di midterm del 2006 siano state l'equivalente di quelle del 1966, ovvero un prodromo di una rivoluzione politica che avviene nelle presidenziali successive, allora Barack Obama può essere, o meglio è l'uomo giusto."
Mi piace pensare che anche sbagliando, nel senso che pensavo più competitiva la Clinton, avevo intuito un futuro che mi sembrava troppo incerto. Già a luglio, comunque, la candidatura di Obama si era palesata come la più adatta ad intercettare i mutamenti demografici degli ultimi 10 anni. America Smells Like Dem Spirit, in onore al mio nume tutelare della cultura progressista statunitense. Kurt Cobain, che se avesse sconfitto i suoi demoni personali, ieri avrebbe probabilmente suonato uno splendido pezzo rock alla festa di Chicago.
Nella scelta degli Stati, sui quali ho volutamente ragionato meno, ho azzeccato tutti fino a quota 339, che ero sicuro che il senatore dell'Illinois avrebbe superato. Tra Missouri, North Carolina e Indiana avevo indicato solo il primo come conquista di Obama. Avevo considerato maggiormente l'aspetto politico che quello organizzativo, un errore quando si pensa alla più strepitosa organizzazione politica mai comparsa nella politica americana. Alla fine poche migliaia di voti hanno deciso questi 3 Stati, probabilmente spostati dalla decisione della campagna di Obama di mobilitarsi in NC e IN, dove non casualmente il prossimo presidente ha tenuto gli ultimi comizi della sua incredibile corsa. Nel molto cortese commento di Federico/Jimmomo sul mio post, il valido blogger romano , che ringrazio di cuore viste le incomprensioni dei giorni scorsi, rimarca la mia attenzione esclusiva al fattore demografico. Jim ha parzialmente ragione, ma per capire le dinamiche della politica americana lo sviluppo demografico e il suo impatto sulla società sono le migliori chiavi di comprensione. Anche per valutare meglio elementi decisivi del dibattito politico, come la sanatoria per i clandestini, trascurati dall'analisi europea e anche americana per la tradizionale preminenza della politica estera. Magari non è un approccio esaustivo, ma è il migliore per corroborare le rilevazioni effettuate dagli istituti demoscopici statunitensi. Perfetti, come al solito. Al di là di qualche ridicola tesi sul complotto demoscopico/mediatico pro Obama che si è letto da varie parti in rete. Tornerò comunque su questi temi. Queste elezioni hanno fornito talmente tanti spunti che sicuramente approfondimenti seguiranno. Un ultimo spunto dedicato al sottoscritto: il 14 gennaio del 2008 il mio amico democratico Pippo Civati ospitò un mio endorsement pro Hillary, che trovate qui. Scrivevo io e scriveva Pippo:
Mollica endorses Clinton
Per la rassegna Obama sui Navigli, ospito volentieri un contributo di Andrea Mollica, l'Al Gore di Varese. Andrea è un vero esperto degli Usa, prima perché seguiva i Nirvana, ora perché segue il dibattito politico. Ero quasi certo che stesse con i Clinton, e pubblico le sue valutazioni proprio perché il mio sostegno a Obama vuole essere un'occasione di dibattito e di confronto. Scrive Andrea: "Se si crede che le elezioni di midterm del 2006 siano state l'equivalente di quelle del 1966, ovvero un prodromo di una rivoluzione politica che avviene nelle presidenziali successive, allora Barack Obama può essere, o meglio è l'uomo giusto."
Mi piace pensare che anche sbagliando, nel senso che pensavo più competitiva la Clinton, avevo intuito un futuro che mi sembrava troppo incerto. Già a luglio, comunque, la candidatura di Obama si era palesata come la più adatta ad intercettare i mutamenti demografici degli ultimi 10 anni. America Smells Like Dem Spirit, in onore al mio nume tutelare della cultura progressista statunitense. Kurt Cobain, che se avesse sconfitto i suoi demoni personali, ieri avrebbe probabilmente suonato uno splendido pezzo rock alla festa di Chicago.
Partito Democratico
E' la traduzione di Democratic Party. E' il partito che ha stravinto ieri le elezioni negli Stati Uniti. Mi sembra che questo concetto manchi nell'informazione (radio)televisiva italiana che sta raccontando ciò che è successo ieri negli Usa.
Pensieri sparsi su un trionfo (in)aspettato
- La vittoria di Obama è stata impressionante. Nessun democratico dal 1964 aveva superato il 51% a livello nazionale, così come dalla vittoria di Lyndon Johnson mancavano successi in Stati come Indiana e Virginia.
- Obama è il primo presidente eletto dalle minoranze etniche. Tra i bianchi accusa un distacco di oltre 10 punti rispetto a McCain. Nonostante questo, l'America delle mille etnie frutto dell'immigrazione ha trovato nel figlio di un kenyota il suo nuovo leader. E' l'America che già c'era nel 2000 e nel 2004, ma che nè Gore nè Kerry seppero massimizzare.
- La coalizione multietnica di Obama ha un esplicito carattere post razziale. Qualche bianco non ha votato il candidato democratico per il colore della sua pelle, ma è stato compensato dal prevedibile turnout record degli afro-americani. Gli Zucconi che blateravano sul razzismo degli americani sono serviti.
- Obama ha costruito l'organizzazione politica perfetta. Un candidato apparentemente minoritario ha trovato in Internet e nella tecnologia gli strumenti per raggiungere quella parte di società pronta all'impegno politico ma non ascoltata(giovani, minoranze). La raccolta fondi organizzata da Plouffe e Axelrod dovrà essere studiata nei manuali universitari
- La strategia elettorale è stata perfetta. Un comizio a Pittsburgh nell'ultimo weekend per assicurare la Pennsylvania, l'ultimo giorno una visita in North Carolina, Indiana e Virginia per trovare il consenso negli Stati (ex) repubblicani. Avevo scritto ieri pomeriggio che l'ultima tappa a Indianapolis era il segnale di una vittoria trionfale, mi fa piacere averci preso.
- segue...
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