mercoledì 29 aprile 2009

Tesoro, mi si sono ristretti i repubblicani

L'ottimo Mario cita un sondaggio del WaPo per parlare della crescente marginalità dei Repubblicani. In quell'indagine solo il 21% del campione si identifica nel GOP, un dato che si ritrova nel sondaggio del NYT, 20%, mentre per il WSJ si arriva al 31, spingendo però ben l'11% degli indipendenti. Valori di identificazione record, ma in negativo. Altri istituti, con il push degli indipendenti , rilevano i repubblicani a quota 30, ma sempre con più di 10 punti di distacco dai democratici. Il posizionamento ideologico, secondo lo schema moderato/conservatoreliberal, invece rimane sostanzialmente immutato. Il Gop sta diventando il partito dei bianchi delle suburbie e delle aree rurali, dei fondamentalisti cristiani e degli anziani, regalando praticamente ai democratici i gruppi demografici più numerosi, ispanici e nuove generazioni.

Nell'indagine NYT/CBS, con un campione poco "spendibile" a livello elettorale perché sovrarappresenta gli under 30, ma interessante visto il peso demografico dei giovani nella società americana, si nota l'incipiente minoranza culturale dei repubblicani. Su matrimoni gay e immigrazione, coloro che rifiutano le unioni omosex o l'immigrazione clandestina, le posizioni sostenute dal Gop negli ultimi anni, si collocano a circa il 30% degli intervistati.

Sulle colonne del NY Times Ross Douthat, il nuovo columnist conservatore, si interroga su quale esito avrebbe avuto un confronto Obama/Cheney. Usando le opinioni favorevoli/non favorevoli, tradizionali incubatrici dell'orientamento di voto, il rapporto è 54/19. Il futuro del Gop è da un'altra parte.

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