domenica 1 marzo 2009

Tonfo dei socialdemocratici in Carinzia

In Carinzia, Bundesland austriaco guidato fino alla morte da Haider, si sono svolte oggi le elezioni regionali. Netta sconfitta dei socialdemocratici, che perdono quasi 10 punti, mentre il partito al potere, la BZÖ fondata da Haider, è riuscita a migliorare il risultato raggiunto nel 2004  dalla FPÖ, all'epoca guidata dal leader deceduto l'anno scorso in un incidente automobilistico . Discreto risultato per i popolari, mentre i liberali, ex partito di Haider, rimangono fuori dal parlamento. I Verdi, di poco, dovrebbero farcela. 

ParteiProzentGewinn/Verlust (%)
BZÖ45,0n. k.*
SPÖ28,8-9,7
ÖVP16,7+5,1
Grüne5,0-1,7
FPÖ3,8-39,0
Sonstige0,6

Misteri dei sondaggi

Il tasso di approvazione di Obama è al 64% secondo Gallup, mentre per Rasmussen il presidente ottiene un più deludente 58%. I due istituti citati sono gli unici che rilevano questi valori su una base quotidiana, oltre al tracking  condotto da Research 2000 per Daily Kos. La maggioranza delle indagini svolte in precedenza aveva mostrato valori simili a quelli di Gallup. L'operato di Rasmussen è stato messo in discussione da alcuni bravi blogger progressisti, che hanno rimarcato come la tendenza pro Gop dell'istituto sia cresciuta nell'ultimo periodo. Esempio paradigmatico è il piano di stimolo, dove Rasmussen è stato l'unico sondaggista a mostrare numeri nettamente sfavorevoli al Recovery Act di Obama.

Il piccolo caso Rasmussen mi offre lo spunto per parlare dello strano sondaggio di Piepoli, che rileva il PD al 29,5%. Posto che Piepoli, per il quale nutro scarsa simpatia, è il sondaggista che meglio ha previsto il risultato elettorale delle politiche 2008, mi permetto di dissentire dai pareri oltremodo sarcastici emersi in rete su questa rilevazione. Benché la gran parte dei sondaggi mostra il PD tracheggiare intorno al 25%, grosso modo i consensi dell'Ulivo durante il 2007/inizio 2008, il dato di Piepoli è tanto credibile quanto il recente 21,8% sparato da Crespi

Yglesias spiega bene:

Rasmussen is a pretty good pollster whose results are within the range of accuracy one wants from a pollster. But polling is a crowded business. And Rasmussen doesn’t also have a daily newspaper or a television network to tout his results. His business, however, requires attention. So how does he get that attention? Well in part he gets it with issue polling that, while basically methodologically sound, has question-wording that’s designed to lead to conservative-friendly results.Then the results come out and conservatives tout the results as vindicating their position. It’s free PR for Rasmussen, it’s a morale booster and message-driver for the right. And because the basic horserace polling is accurate enough, these kind of shenanigans don’t get Rasmussen dismissed as a surveyor.


Il lavoro dei sondaggisti, specie in una fase di calma come quella pre elettorale, si traveste spesso in un'operazione di Pubbliche Relazioni. L'elemento che  distingue la demoscopia americana da quella italiana è la trasparenza: negli Usa il pubblico è informato sulle principali scelte metodologiche operate dai vari istituti. 
In Italia tutto è mistero, tanto che un sondaggio appare più un'interpretazione dei voli degli uccelli che un molto più banale intervallo di probabilità rilevato in un determinato campione.
Al momento, molto meglio diffidare, per quanto anch'io condivida la passione per le corse clandestine dei cavalli.

venerdì 27 febbraio 2009

Obama inizia a cancellare Reagan

Il budget presentato da Barack Obama è
nothing less than an attempt to end a three-decade era of economic policy dominated by the ideas of Ronald Reagan and his supporters.
 L'obiettivo è la riduzione dell'ineguaglianza nel Paese, cresciuta a dismisura negli ultimi 30 anni.
Una svolta già illustrata dal suo discorso, definito da Charles Krauthammer  the boldest social democratic manifesto ever issued by a U.S. president.
Un'altra epoca sembra iniziare, anche se sarà il pragmatismo e non l'ideologia, inequivocabilmente liberal, a ispirare le scelte dell'Amministrazione. La politica estera sarà laterale, perché senza sviluppo economico la superpotenza americana ha davvero poco senso. In Iraq l'esercito sarà ritirato, anche se rimarranno truppe residue di supporto. Obama dovrebbe indicare un numero di soldati stanziali tra i 30 e i 50 mila. La Pelosi si dichiara contraria, come la gran parte della netroots, e parla al massimo di 20 mila. 

Vediamo se il tuttologo da bancone dei bar dello sport, come lo chiama Mario, ci farà divertire ancora. Di informare, ha smesso già da un pezzo.

giovedì 26 febbraio 2009

Obama investe sul futuro

Obama affronta il Congresso con un grande discorso e promette di trasformare l’America. Ci riuscirà?

In mezzo ad una devastante crisi economica, il presidente Obama è intervenuto per la prima volta di fronte al Congresso unito per informare le Camere sull’attuale stato dell’Unione. Un discorso molto atteso, che Obama ha sfruttato per illustrare una visione dell’America completamente opposta rispetto alla direzione di marcia intrapresa dagli Usa negli ultimi decenni. Utilizzando al meglio l’arte retorica che lo ha reso celebre, il presidente ha rimarcato l’importanza dei piani di stimolo economico e di stabilità finanziaria presentati dalla sua Amministrazione, ma il cuore del discorso era rivolto al futuro del Paese. Ritornando sui topoi classici dell’oratoria americana, i principi sacri degli uomini liberi degli Stati Uniti, Obama ha disegnato il più grande intervento statale dai tempi della Great Society di Lyndon Johnson, il cui collasso diede il via alla rivoluzione conservatrice promossa da Reagan e portata alla catastrofe da George W


Posegue qui

mercoledì 25 febbraio 2009

Obama al Congresso

Nel primo intervento di fronte al Congresso, il presidente Obama ha toccato i punti più significativi della sua risposta alla crisi economica: più educazione, una riforma sanitaria molto ambiziosa e una nuova sfida energetica. La parola chiave è  investimento a lungo termine. Un ruolo che spetta nuovamente allo Stato, un cambiamento della sfida al Government lanciata da Reagan e sostanzialmente accettata da Clinton. Una percezione che sembra condivisa dalla maggior parte degli americani.

Per quello che valgono, anche i sondaggi post discorso hanno mostrato un convinto apprezzamento dell'intervento di Obama.

CBS:

Stimulus is going to help me?

BEFORE SPEECH: 62%
AFTER SPEECH: 79%

CNN:

Economic Plan Obama Outlined Tonight:

SUPPORT: 82%
OPPOSE: 17%

Reaction To Obama's Speech:

VERY POSITIVE: 68%
SOMEWHAT POSITIVE: 24%
NEGATIVE: 8%

martedì 24 febbraio 2009

Senza di loro

Non si esce dalla crisi

La fondazione Ethnoland informa che 

Sono 165.114 gli immigrati titolari d'impresa in Italia. Sono una ogni 33, il 3,3% di quelle attive. Rispetto al 2003 il loro numero, a giugno 2008, e' triplicato. Dal 2000 sono nate 140 mila aziende, 20 mila l'anno e si stima che coinvolgano 500mila di persone, anche italiani. Il maggior numero si trova in Lombardia (30 mila) e Emilia (20 mila). In Sardegna, Sicilia e Calabria gli immigrati hanno uguagliato il tasso di imprenditorialita' degli italiani. A livello provinciale, spiccano Milano (17.297)e Roma (15.490).

lunedì 23 febbraio 2009

Assemblea Nazionale

Sabato sono andato all'Assemblea Nazionale del PD. Appena partito in macchina verso Malpensa, un ragazzo, evidentemente ubriacatosi ad un Carnevale ticinese al quale io sarei voluto andare, ha sfasciato la sua macchina davanti ai miei occhi. A parte l'ingente danno economico, non si è fatto niente. L'ho preso come un presagio.

Francesco Costa ha raccontato bene  ciò che si è svolto all'Assemblea. L'evidente fretta con la quale l'organismo teoricamente  più importante del PD è stato convocato non ha permesso a molte persone di partecipare. I presenti erano numerosi, più di mille delegati, ma erano meno dellà meta degli aventi diritto. L'intervento di apertura della Finocchiaro, presidente dell'Assemblea, e l'appoggio alla soluzione Franceschini espresso da Rosy Bindi hanno reso immediatemente evidente ciò che sarebbe successo. L'elezione del nuovo segretario è stata così approvata a larghissima maggioranza, e la seguente votazione si è rivelata un plebiscito per Dario Franceschini. 

Ho votato con molti dubbi a favore dell'elezione immediata di un nuovo segretario, quindi bocciando il ricorso immediato alle primarie. Credo nel Partito Democratico, ma la via tracciata in questi due anni è stata sbagliata. Il partito del leader funziona solo con Berlusconi, e l'inversione del processo di legittimazione - dall'alto verso il basso invece che il contrario, come anche il tanto citato a sproposito Obama insegna - ha prodotto non pochi guasti nella dialettica democratica del partito, così come nel processo di selezione della classe dirigente. Il PD è un unicum per il modello organizzativo scelto: nè semplice partito degli eletti, selezionati con la primarie, come avviene in America, nè partito di militanti e dirigenti sul modello europeo. Si è arrivati al paradosso, eufemismo,  di primarie per selezionare il coordinamento dei circoli, ma non per scegliere i parlamentari. Scelti a Roma tra i rappresentanti delle correnti principali. Una revisione dello Statuto prima del congresso autunnale sarebbe auspicabile. 
In questo senso, l'apparato che ancora sopravvive avrebbe utilizzato lo strumento delle primarie senza preventiva discussione dei nodi politici, solo per risolvere con l'accetta i non pochi problemi emersi nella fusione delle due classi dirigenti di Ds e Margherita, in una partita solo nominalistica e non programmatica. Tutto questo a 3 mesi dalle elezioni europee, e da un'impegnativa tornata amministrativa. E con lo spettro della scissione ben presente, come certe inutilmente polemiche dichiarazioni lasciavano presagire

Il b/prodino Franceschini non è forse la soluzione migliore, ma è sicuramente la più ragionevole in questa fase. Dove i problemi evidenti di consenso del PD sono oscurati dai rischi per la sua sopravvivenza.

La cosa che più mi spaventa ancora è l'assoluta mancanza di comprensione del vero problema del centrosinistra, ovvero l'allocazione del suo consenso. Da 15 anni la classe dirigente dei Ds e della Margherita, erede di due culture politiche bocciate dall'elettorato italiano, il centro berlingueriano del Pci e la sinistra democristiana, ha scelto consapevolmente di rinunciare alla lotta politica nell'area più ricca e popolosa del Paese, il Nord. Grazie al maggioritario, alla relativa staticità dell'elettorato italiano nelle consultazioni politiche, e la sua selettiva mobilitazione nelle tornate amministrative,  la forza dell'apparato comunista nell'Italia centrale, e gli antichi legami, diciamo così, con lo Stato assistenziale di democrastiana memoria al Sud hanno permesso la sopravvivenza del centrosinistra di D'Alema, Marini, Veltroni, Rutelli, Fassino e via discorrendo. L'unico elemento che ha tenuto in piedi elettoralmente queste forze  è stato il potente spirito antiberlusconiano che ha permesso di mobilitare persone e ceti sempre più slegati dalla  proposta politica. Ora, anche questo pozzo di consenso sembra essersi inaridito, quantomeno per il PD. Rispetto a tutto questo, nuove primarie avrebbero semplicemente impedito un rinnovamento legato a diverse logiche politiche/territoriali rispetto al partito, che inizia a Piacenza e finisce sulla Salerno-Reggio Calabria, di questi ultimi 15 anni. Siamo ancora fermi al 1994/1996, e nessuno se ne rende conto. Con l'arma elettorale più significativa, la contrapposizione frontale a Berlusconi, consegnata colpevolmente a Di Pietro grazie alla nostra scarsa attenzione su temi centrali come etica della politica e giustizia. Non ho mai sentito dire che il nostro smottamento elettorale è iniziato da quando l'indulto è stato approvato.

Il centrosinistra del primo decennio berlusconiano è stato pensionato dal ritorno del proporzionale, che ha mostrato come la forza singola dei candidati, che ci sovrarappresentava, era in realtà una coperta troppo corta per coprire le debolezze strutturali dei partiti. Tutti impegnati a rincorrere il passato, si veda i rifondatori del comunismo, o a inseguire improbabili chimere tra un impossibile mantenimento della tradizione e l'aggiornamento, perlopiù in funzione di pura contrapposizione, alla contemporaneità berlusconiana, fino ad arrivare ad incredibili spinte neoidentitarie su schemi politici di un ventennio fa. Dalla riforma Calderoli, che ha riportato al centro i partiti e la loro forza ideologica nel rappresentare la società attuale, il centrosinistra ha praticamente perso ogni elezione. Non mi pare di aver sentito nessuna riflessione in merito.

I miei amici dei Mille hanno provato a sovvertire il risultato dell'Assemblea, senza riuscirci. Non ho aderito alla loro iniziativa perché io vengo da quel profondo Nord che il Pd, come il centrosinistra prima, ha dimenticato. Senza una riflessione seria sui nostri fallimenti con questo territorio, ogni discorso di rilancio dei Democratici italiani sarà inutile. La loro proposta di innovazione generazionale è sensata, ma secondo me insufficiente per rilanciare il PD. Senza una profonda revisione dei paradigmi culturali che hanno dominato il centrosinistra in questi anni la notte berlusconiana sarà ancora lunga. 

Per questo, è più adatto un congresso che rinnovi idee e persone, e per questo ho votato Dario Franceschini e non Dario Parisi, come pure ero tentato. Spero di non essermi sbagliato.