domenica 5 ottobre 2008

Sondaggi Nazionali 5/10

Gallup: Obama 50, McCain 43 (-1)
Rasmussen: Obama 51, McCain 44 (+1)
Hotline: Obama 48, McCain 41 (0)
Research 2000: Obama 52, McCain 40 (0)

Media Vantaggio Obama +8,25

Situazione stabilizzata nei 4 tracking presidenziali. Manca Battleground che nel weekend non pubblica le proprie indagini. Research 2000 alza la media del vantaggio di Obama, che però senza questa indagine sarebbe comunque un più che confortante +7. Columbus Dispatch, quotidiano moderato/conservatore della capitale dell'Ohio, ha pubblicato un sondaggio che mostra Obama in testa di 7 punti, lo stesso margine di cui gode ora a livello nazionale. In Minnesota un'indagine di un quotidiano dello Stato, Star Tribune, rileva Obama con un vantaggio di 18 punti, costruito grazie ad un fortissimo, e anche poco credibile in questi termini, incremento dell'identificazione politica nei Democratici. Mason-Dixon registra un pareggio in Colorado, mentre il tracking di Morning Call sulla Pennsylvania mostra Obama sempre davanti in doppia cifra. Qui sotto una tabella che mostra l'andamento della corsa presidenziale nell'ultimo mese, tratta dal blog di Jay Cost


Dopo il bounce post Convention, i valori di McCain hanno iniziato a precipitare con l'aggravarsi della crisi finanziaria che ha cancellato alcune delle più importanti merchant bank. Se all'inizio la corsa sembrava essere tornata a inizio estate, con Obama in testa di pochi punti percentuali e con molti Stati chiave in bilico, ora la situazione è nettamente favorevole al candidato democratico. Probabilmente ha ragione Jay Cost, la crisi finanziaria ha rimesso in primo piano l'Amministrazione Bush, che è attualmente il peggior ostacolo per le speranze di McCain.

Tra un mese

Tra un mese gli americani sceglieranno il loro presidente. Attualmente Barack Obama conduce le indagini demoscopiche con una media di oltre 6 punti percentuali, con sondaggi che variano da un vantaggio minimo di 3 ad un massimo di 11 punti percentuali. Quattro anni fa il presidente Bush godeva di un simile margine a suo favore, 5,7 nella media dei sondaggi dell’ultima settimana di settembre, ma il suo tasso di approvazione inferiore al 50% lasciava una possibilità di recupero a John Kerry, che infatti finì distanziato di circa 3 punti percentuali. Il voto popolare non decide però l’esito della corsa alla Casa Bianca. La Costituzione americana assegna al Collegio Elettorale il compito di eleggere il vertice dell'Amministrazione federale. Questo organismo è formato sulla delegazione al Congresso degli Stati. I più piccoli, che possono contare su un unico Rappresentante alla Camera oltre ai due Senatori, hanno dunque solo 3 Voti Elettorali, mentre lo Stato più grande, la California, somma 52 Rappresentati ai suoi 2 Senatori. Il vincitore del Collegio elettorale è il candidato che riesce a vincere in un numero tale di Stati capace di fargli superare quota 270 EVs. Nel 2004 il Collegio Elettorale fu vinto da Bush per 286 a 251. 1 Voto Elettorale fu espresso in favore di Edwards invece che per Kerry da un esponente del Minnesota. Nel calcolo del sito RealClearPolitics, basato sulle medie dei sondaggi condotti a livello statale, Obama conduce ora per 353 a 185. Ai Voti Elettorali conquistati da Kerry, il candidato democratico aggiunge gli EVs di numerosi Stati che sono in procinto di abbandonare la definizione di Red States. Al momento la campagna di McCain ha sospeso le attività in 2 Stati vinti da Bush nel 2004, Iowa e New Mexico, così come in Michigan, uno Stato popoloso che Kerry vinse con un margine di vantaggio minimo. Obama dichiarò all’inizio della sua avventura presidenziale di voler cambiare la mappa elettorale, sfidando i Repubblicani in Stati considerati loro dominio. Al momento la sfida sembra avere concrete speranze di successo, dato che in Virginia, Colorado, Nevada, Ohio, Florida, Missouri e perfino Indiana e North Carolina, luoghi che decretarono il trionfo di Bush nel 2000 e nel 20004, il senatore junior dell’Illinois guida la maggioranza delle rilevazioni demoscopiche. Dal 1984 ad oggi nessun candidato è riuscito a ribaltare una situazione di svantaggio nell’ultimo mese, ma la straordinaria novità di un afro-americano su una scheda elettorale per la presidenza potrebbe provocare risultati inaspettati.

LA STORIA CONTRO McCAIN

John McCain è da molti anni uno dei politici americani più conosciuti e popolari. Nel corso della sua attività al Senato McCain è diventato molto apprezzato per la sua capacità di lavorare oltre le linee di divisione partitiche, e il suo passato da eroe di guerra ha ulteriormente contribuito alla crescita della sua popolarità. Il senatore dell’Arizona ha però conquistato la nomination presidenziale nel momento più sfavorevole per un esponente dei Repubblicani. Nel dopoguerra solo una volta un partito ha conquistato un terzo mandato presidenziale, e ciò accadde nel 1988, quando Bush padre entrò alla Casa Bianca sulla scia del vasto consenso goduto da Reagan. Nel 1960, nel 1968, nel 1976 e nel 2000 vinse sempre l’esponente del partito che era rimasto all’opposizione durante il doppio mandato presidenziale. La “fatica” del terzo mandato è però il meno importante tra i fattori che rendono difficile la vittoria di McCain. Gli Stati Uniti stanno attraversando una delle crisi economiche più pesanti degli ultimi decenni: nel 1982 e nel 1992, allorchè ci furono trimestri in recessione, il partito che esprimeva l’inquilino della Casa Bianca subì un netto arretramento elettorale. Allo stesso modo andarono le elezioni che cadevano nel corso di una guerra lunga e impopolare, così che i Democratici persero anche a causa della missione bellica in Corea nel 1952 e per il sanguinoso conflitto del Vietnam nel 1966 e nel 1968. Il tonfo clamoroso dei Repubblicani nel 2006 fu indubbiamente favorito dall’ostilità dell’elettorato nei confronti delle operazioni militari in Iraq. Ma la peggiore ombra sulle speranze di McCain è rappresentata dal tasso di impopolarità di George W Bush, il cui operato è avversato da più del 70% degli americani. Quando il tasso di approvazione del presidente è scivolato sotto la soglia del 35%, il partito al potere è sempre stato estromesso dalla Casa Bianca: nel 1952, nel 1976, nel 1980 e nel 1992.

OBAMA, UNA NOVITA’ IMPONDERABILE

Nessun commentatore dubita sulla netta sconfitta dei Repubblicani alla Camera e al Senato. Le elezioni presidenziali sono però diverse, perché la personalità del candidato e il suo profilo sono tanto importanti quanto i suoi programmi, e ripetutamente una parte significativa dell’elettorato di un partito ha preferito votare per il candidato dell’altra grande formazione politica statunitense. La personalità di McCain, unita alle ferite della lunga stagione delle primarie democratiche, potrebbero rendere più incerto il successo di Obama, che ad un mese di distanza appare comunque come il più probabile, e logico, vincitore. La candidatura di un esponente afro-americano rappresenta una novità storica senza precedenti, e benché negli ultimi decenni molti esponenti di colore siano stati eletti alle massime cariche istituzionali, non è possibile stimare l’impatto di questo aspetto. Rispetto al 2004 si può comunque già prevedere che Obama riuscirà a migliorare nettamente la prestazione di Kerry nel voto dei latinos, la minoranza etnica demograficamente più importante. La campagna contro l’immigrazione clandestina condotta dai Repubblicani ha alienato le simpatie della comunità ispanica, che fu uno dei fattori chiave della rielezione di Bush. Le elezioni saranno decise dalle donne bianche di orientamento politico moderato che risiedono nelle periferie urbane e dal tasso di partecipazione dei giovani, che solitamente sono meno propensi a votare ma che hanno partecipato in numeri record alle primarie democratiche. Se Obama migliorerà i risultati di Kerry in queste due fasce di elettorato, come mostrato finora da tutte le indagini demoscopiche degli ultimi mesi, i Democratici torneranno alla Casa Bianca sulla scia di un probabile trionfo al Congresso.

sabato 4 ottobre 2008

Sondaggi statali 3/10


Ci sono notizie contrastanti nei nuovi sondaggi condotti negli Stati. La maggiore sorpresa arriva dal Minnesota, dove McCain è in vantaggio di un punto percentuale secondo SurveyUsa, in controtendenza rispetto alle altre indagini. Lo stesso istituto rimarca come il Minnesota behaves unlike other states in some respects. Among women, there is movement to McCain, at a time when McCain is losing ground among women elsewhere. Among voters younger than Obama, there movement to McCain, at a time when Obama is consolidating support among young voters elsewhere. Among voters older than McCain, there is movement to Obama, at a time when older voters elsewhere are sticking by McCain. L'incoerenza delle dinamiche elettorali con lo scenario nazionale è elevata, e potrebbe essere causato dalla notevole quantità di denaro spesa da McCain nello Stato. L'Upper Midwest ha un comportamento elettorale omogeneo: nelle ultime 4 presidenziali il risultato dei candidati democratici in Iowa, Michigan, Wisconsin e appunto Minnesota si è differenziato al massimo di 3 punti percentuali. Di conseguenza, dato che Iowa e Michigan sono considerati invincibili dalla campagna di McCain, le spese pubblicitarie in Minnesota potrebbero essere uno spreco, al di là di un effimero rimbalzo statistico. Due sondaggi sul New Hampshire mostrano come il New England confermerà l'oasi blu della Mappa Elettorale, mentre anche la vicina Pennsylvania sembra inespugnabile per il Gop. Rasmussen rileva per la prima volta dall'estate un vantaggio di Obama in Nevada. Lo Stato, coi suoi 5 EVs, è assolutamente alla portata del candidato democratico: la numerosa presenza di ispanici e un abbastanza nutrita comunità di afro-americani rendono molto competitivo Obama, che infatti sta aumentando le sue spese pubblicitare nell'area di Reno e Las Vegas, e che potrebbe sfruttare il margine di vantaggio che ora hanno i Dems nella registrazione partitica. Colorado e North Carolina, tra i più importanti Battleground States del 2008, rilevano Obama in posizione di vantaggio, anche se minima. Il sondaggio sul Colorado sembra però avere un campione che sovrarappresenta i Repubblicani, e anche così McCain rimane dietro.

venerdì 3 ottobre 2008

La House approva il Bailout plan

Dopo il Senato, anche la Camera dei Rappresentanti approva il piano di bailout predisposto dal ministro del Tesoro Paulson. Dopo la bocciatura di lunedì, l'ampio consenso del Senato ha trovato un'eco nel voto dei Rappresentanti. La misura è stata approvata con una maggioranza di 263 a 171. Tra le file dei dissidenti repubblicani e democratici, le leadership sono riusciti a recuperare un numero simile di voti favorevoli. I sì dei Dems sono cresciuti da 140 a 172, mentre quelli del Gop sono passati da 65 a 91. La maggioranza dei Repubblicani, 109, si è comunque opposta al piano finanziario dell'Amministrazione Bush, un ulteriore comment on the failure of his leadership style over the past eight years, come rimarca Adrian Woolridge nel Lexington di questa settimana. Secondo il più autorevole(parere personale) commentatore della politica americana, The most damning verdict on Mr Bush this week came not from the Democrats but from the 133 Republicans who decided to vote against a Republican administration. Mr Bush devoted much of his energy as president to forging a lasting Republican majority. But over the past four years conservatives have turned against him on everything from immigration reform to financial management. Far from creating a hegemonic party, Mr Bush leaves the Republicans in the worst state they have been in for decades; riven by divisions, confused about their identity and facing Armageddon at the ballot box.

Sondaggi nazionali 3/10

Gallup: Obama 49, McCain 42 (+2)
Rasmussen: Obama 51, McCain 44 (0)
Battleground: Obama 49, McCain 46 (-2)
Research 2000: Obama 51, McCain 40 (o)
Hotline/FD: Obama 48, McCain 42 (+1)

Media Vantaggio: Obama 6,8

Il piccolo bounce pro McCain nel tracking di Gallup si è già esaurito, e il vantaggio rilevato dall'istituto è molto simile alle media dei 5 tracking. Solo per Battleground McCain ha ridotto le distanze, mentre per Rasmussen la corsa mostra una stabilità notevole da una settimana. Obama si avvia così ad entrare nell'ultimo mese con un vantaggio medio di quasi 7 punti percentuali. 4 anni fa Kerry, a questo punto della campagna elettorale, aveva un distacco minore ma non riuscì ugualmente a colmarlo.

Sondaggi statali 2/10

Nate Silver/538 ha aggiornato la sua tabella, che ora comprende anche i sondaggi nazionali che si trovano in fondo. Nell'immagine qui sotto si vedono alcuni sondaggi già segnalati ieri.



PPP segnala Obama davanti di 10 punti in Michigan. Dati simili sono in mano alla campagna di McCain, che come segnalato nel post sotto ha abbandonato Detroit. Il New Mexico è la seconda conquista democratica delle presidenziali 2008, dopo l'Iowa. La debolezza di McCain e dei Repubblicani tra gli ispanici rende impossibile una loro vittoria in questo Stato vinto da Bush nel 2004, e i sondaggi di Rasmussen e SurveyUsa lo confermano. Rasmussen segnala Obama in vantaggio per la seconda volta consecutiva in North Carolina, e i valori del candidato democratico in Stati praticamente impossibili come Kentucky e Montana sono più che discreti, così come i soli 6 punti di distacco nel Sud conservatore della Georgia. McCain respira(poco) grazie a Mason-Dixon, che rileva l'alfiere del Gop ancora in testa in Virginia, mentre il tracking di Morning Call sulla Pennsylvania conferma la leadership di Obama tra Philly e Pitts.

Il sondaggio più importante: Michigan per Obama

Lo Stato del Michigan e i suoi preziosi 17 EVs andranno ad Obama. La campagna di McCain ha abbandonato lo Stato di Detroit, sospendendo gli investimenti pubblicitati e rilocando gli staffers in Wisconsin, Minnesota, Pennsylvania e Ohio . Il Michigan, vinto dai Democratici nelle ultime quattro presidenziali, era, insieme alla Pennsylvania, l'obiettivo principale della strategia offensiva della campagna di McCain.