sabato 5 luglio 2008

Sondaggi negli Stati/ Rasmussen, Insider Advantage, Research 2000, Rhode Island College, Strategies 360

Il cielo del NorthEast è sempre più blu. Nei nuovi sondaggi di diversi istituti i margini di Obama nel nord della costa dell'Atlantico superano i 20 punti. Anche lo Stato di Washington, sulla sponda del Pacifico, conferma l'ormai stabile trend favorevole ai Democratici. Insider Advantage registra ancora una competizione estremamente equilibrata in Georgia. McCain guida con soli 2 punti dei vantaggio, e rispetto a 2 settimane fa scendono i valori del candidato libertario, e georgiano, Bob Barr.


Rasmussen rileva invece una situazione estremamente sorprendente: Obama in vantaggio in Montana(!!). Lo Stato del Far West ha un governatore e due senatori democratici, ma negli ultimi 40 anni solo Clinton è riuscito a vincere alle presidenziali del 1992. Bush figlio ha vinto sempre con oltre 20 punti percentuali, ma ora la metà della popolazione vuole il ritiro delle truppe dall'Iraq, un'evidente rottura con l'attuale Amministrazione. Obama guida con un margine di 5 punti percentuali, grazie ad un'eccezionale +27 tra gli under 30. La forza del junior senator dell'Illinois si palesa nel compatto sostegno dell'elettorato democratico, ben l'89%, mentre nel 2004 John Kerry riuscì ad attrarre solo il 78% di coloro i quali si identificavano nei Dems. McCain invece riceve il sostegno dell'85% dell'elettorato Gop, contro il 95% di Bush 04.

venerdì 4 luglio 2008

Smells Like Teen Spirit

Due elettori di Obama al basso e alla batteria. Il cantante/chitarrista avrebbe votato democratico,ma purtroppo non è più tra noi.

giovedì 3 luglio 2008

SMELLS LIKE DEM SPIRIT

Le primarie democratiche si sono concluse con il sovvertimento del pronostico iniziale e la sorprendente vittoria di Barack Obama. Il favorito della vigilia, Hillary Clinton, ha pagato errori organizzativi e strategici che hanno contribuito alla sua sconfitta. La senatrice di New York si è però scontrato con un nuovo spirito che ha pervaso il cuore e l'anima dei militanti democratici. Dopo un lungo ciclo di predominio conservatore, i cambiamenti demografici e la fallimentare esperienza di governo di Bush potrebbero permettere una trasformazione in senso progressista del baricentro della politica americana. Per questa sfida, l'unico candidato possibile era ed è Barack Obama.

8 NOVEMBRE 2006

Il successo della candidatura di Barack Obama nasce la mattina di mercoledì' 8 novembre, quando gli Stati Uniti vedono evaporare la maggioranza congressuale dei Repubblicani. Dopo 12 anni di vittorie politiche e indubbio dominio intellettuale, culminato nella rielezione di Bush nel 2004 su una chiara piattaforma conservatrice, le midterm del 2006 sanciscono la parola fine alle paure dei Democratici. Per la prima volta da decenni, il centro sinistra americano riesce a vincere un'elezione presentando un'offerta politica progressista, basata sul no alla guerra in Iraq e un rigetto della politica fiscale di Bush. La strategia di Rahm Emanuel, il principale responsabile della campagna elettorale, fu in realtà più articolata, perché i Democratici proposero candidati dal forte appeal conservatore nelle corse più incerte, come l'ex sottosegretario alla Marina di Reagan, Jim Webb, che strappò il seggio senatoriale in Virginia. La percezione complessiva dei militanti democratici indicava però l'avvento di una nuova era: come preconizzato da un saggio di Teixeria e Judis del 2002, il partito delle minoranze etniche e sociali avrebbe potuto trionfare in America per i cambiamenti demografici avvenuti nella società statunitense. L'analisi post elettorale confermarva questa previsione: nel 2006 i Repubblicani erano ancora maggioranza tra i bianchi, ma ispanici e afro-americani avevano consegnato la maggioranza del Congresso ai Democratici, che per la prima volta da 16 anni superavano la soglia del 50% alle elezioni per la Camera dei Rappresentanti.

IL PASSATO DEI CLINTON

Il nuovo scenario politico rendeva così antiquata la riproposizione del clintonismo, la corsa verso il centro politico dove abita la middle class americana delle periferie urbane e delle aree rurali. La candidatura di Barack Obama, improbabile per quanto potesse sembrare all'inizio per mancanza di spazi politici, con il centro occupato da Hillary e il lato populista presidiato da Edwards, trovava un formidabile propellente nel suo rifiuto della guerra all'Iraq. Il senatore dell'Illinois, il cui messaggio iniziale di superamento dei conflitti ideologici trovava scarsa eco nella base democratica, ha potuto così lucrare sul suo no all'invasione del Paese di Saddam Hussein pronunciato nell'ottobre del 2002, e ripetuto il giorno di inizio delle operazioni militari. Grazie a questa posizione, il movimento giovanile di opposizione alla guerra ha trovato così il suo messaggero nelle forme dinoccolate ed eleganti di Obama. Grazie all'appoggio plebiscitario degli afro-americani, ed il rifiuto del ritorno clintoniano da parte delle fasce più colte ed affluenti dell'elettorato democratico si è assistito all'allargamento della coalizione sociale di Howard Dean, vittoriosa nel 2004 solo nei sondaggi pre caucus dell'Iowa. Una coalizione ancora minoritaria nella società americana, ma che potrebbe trovare il consenso necessario per spingere una nuova agenda progressista.

DAL BASSO VERSO L'ALTO

L'innovazione più importante realizzata da Barack Obama è stata la nuova organizzazione creata per condurre la campagna presidenziale. Obama ha ribaltato il classico schema verticale, preferendo un approccio buttom down che ha valorizzato le risorse, umane ed economiche, accumulate grazie all'entusiasmo suscitato dai suoi ripetuti passaggi nei vari territori della sconfinata America. L'apertura di numerosi uffici e punti di incontro negli Stati più ostili ai Democratici, una scelta in contrasto con la prassi politica tradizionale, ha generato il trionfo nei caucus che hanno reso irraggiungibile Obama nel calcolo dei delegati. Nelle assemblee degli attivisti la campagna del senatore dell'Illinois è riuscita a motivare un numero sorprendente di elettori democratici, così da surclassare la Clinton che colpevolmente ha trascurato queste consultazioni. Un successo organizzativo che però ha una motivazione politica: un nuovo approccio di rottura con la politica tradizionale, basata su una separazione verticale tra candidato e potenziale base elettorale. Grazie a questo, Obama può contare su un esercito di quasi un milione di attivisti, un movimento di sostegno ad un singolo politico mai visto prima nella politica americana e di dimensione tale da aver sovvertito i rapporti di forza all'interno dei Democratici. Il contrasto con la campagna della Clinton è emerso in maniera incredibile nella raccolta fondi. Mentre Hillary ha corteggiato i tradizionali finanziatori della politica americana, Obama si è concentrato su gadget e piccole donazioni, mobilitando un numero enorme di persone, oltre un milione e mezzo, e una quantità record di risorse, sfiorando i 300 milioni di dollari. Sfruttando le potenzialità di Internet e della rete dei simpatizzanti, e toccando un tasto che ha un'eco profonda nella base democratica, ovvero la rottura con i lobbisti e i potentati economici, la campagna di Barack Obama ha portato a compimento la rivoluzione che MoveOn e Howard Dean avevano solo prefigurato. Riportando il reperimento delle risorse tra le persone e non tra le società per azioni, la campagna del senatore dell'Illinois ha sovvertito un paradigma della politica americana, il predominio dei Repubblicani nella raccolta fondi. Anche in relazione a questa rivoluzione politica ed organizzativa, Obama ha rinunciato ai finanziamenti pubblici per non avere tetti di spesa negli ultimi due mesi di campagna elettorale.

VITTORIA INCERTA

La vittoria di Obama è stata una grande sorpresa, ma il modo nel quale è alla fine arrivata pone ancora dubbi sulle sue possibilità di successo. Quando la nomination del senatore dell'Illinois è diventata politicamente e matematicamente probabile, Hillary Clinton è riuscita a vincere il maggior numero di consultazioni. Inoltre, con un sistema di ripartizione dei delegati più simile al meccanismo elettorale delle presidenziali, ora ci sarebbe la prima donna a correre per la Casa Bianca. Obama, dopo le sonore sconfitte del SuperTuesday superate grazie ai trionfi dei caucus, si è spostato progressivamente a sinistra per sfruttare l'allocazione dei delegati basata sui distretti congressuali. Operazione riuscita per ottenere la nomination, ma che potrebbe rendere più difficile il raggiungimento del cuore dell'America. Gli Usa sono un Paese ancora conservatore, specie se relazionato con il panorama politico europeo, e la coalizione sociale allestita da Obama appare ancora minoritaria, come mostrato dai successi della Clinton durante l'ultima fase delle primarie. In una fase politica mai così favorevole ai Democratici, contrassegnata dal crollo del consenso nei confronti di Bush e dei Repubblicani, il centro sinistra americano ha scelto la sfida identitaria, potenzialmente perdente sul piano elettorale ma vincente in una prospettiva politica. Il partito delle minoranze candida così il primo politico afro-americano per la Casa Bianca: un passaggio storico, che ha paragoni possibili solo con le corse di Al Smith e John Fitzgerald Kennedy. Smith, il primo candidato di fede cattolica, nel 1928 subì una sconfitta epocale aggravata dalla sua religione, mentre nel 1960 JFK vinse anche grazie ad un consenso mai più raggiunto dai Democratici tra i cattolici bianchi. Obama ha mostrato in questo gruppo sociale una forte resistenza, così come la classe lavoratrice si è mostrata abbastanza insensibile al desiderio di change, culturale e politico, impersonato dal junior senator dell'Illinois.

La sfida di Obama ha dunque il sapore dell'epopea: mostrare come per la prima volta dal 1968 sia possibile creare in America una maggioranza di orientamento progressista. Le condizioni socio-demografiche sono presenti anche se ancora in fieri, così come lo scoramento nei confronti dell'attuale corso politico è enorme. Barack Obama potrebbe perdere queste elezioni se conducesse una campagna troppo spostata su temi liberal, per quanto in questo momento sia elettoralmente più rischioso proporsi come erede di Bush. Gli elettori democratici gli hanno affidato però un compito preciso: trasformare l'America proponendo un'agenda progressista, superando l'Eisenhower Republicanism che aveva contraddistinto l'Amministrazione Clinton. Il 28 agosto, l'anniversario del discorso "I Have a Dream" di Martin Luther King, un afro-americano riceverà per la prima volta la nomination presidenziale alla Convention di Denver. Il primo tassello di una nuova America sarà posto: il mosaico sarà completato se lo spirito democratico sarà diventato 40 anni dopo finalmente maggioritario.

Iraq War

MyDD propone una tabella dove sono pubblicate le posizioni, rilevate da Rasmussen, dell'opinione pubblica di 20 Stati sulla guerra in Iraq. La domanda del sondaggio chiede al campione di dichiarare se considera più importante la vittoria della guerra oppure il ritiro delle truppe. Nelle midterm 2006, dominate dai Democratici tornati maggioranza al Congresso dopo 12 anni, il 55% dell'elettorato voleva il ritiro delle truppe dall'Iraq: a 2 anni di distanza le posizioni non sembrano mutate.


Alla tabella di MyDD ho aggiunto i valori del confronto presidenziale 2008 e i risultati dell'elezione del 2004. Obama riesce a essere primo, almeno a livello demoscopico, in Stati di tradizione repubblicana - clamoroso sarebbe il risultato in Montana - anche grazie alla sua posizione di graduale ritiro delle truppe, che viene condivisa dalla maggioranza della popolazione con l'eccezione dello Stato più conservatore degli Usa, l'Alabama. L'unico Stato dove l'elettorato vuole il ritiro ma voterebbe McCain è il Kentucky, che si trova al centro della regione più ostile per Obama, l'Appalachia, dove il junior senator dell'Illinois affondò alle primarie.
Nel 2008 il tema più sentito dalla popolazione sarà con ogni probabilità l'economia, ma l'opinione pubblica anche su questo tema rimane più vicina ai Democratici e al suo candidato per la Casa Bianca.

mercoledì 2 luglio 2008

Sondaggio Nazionale / CNN ORC

Cnn e Opinion Research Corporation hanno effettuato un sondaggio su scala nazionale, che conferma la situazione di leggero vantaggio per Obama. Se la corsa fosse a quattro, Nader e Barr otterrebbero buoni risultati, riducendo il margine del candidato democratico. Purtroppo non ci sono i break dei vari gruppi sociali.

Obama 50, McCain 45

Obama 46, McCain 43, Nader 6, Barr 3

Sondaggi negli Stati/ Rasmussen, Quinnipiac e Strategic Vision

Rasmussen e Quinnipiac confermano la ormai solida tradizione democratica del New England. Rasmussen rileva in Massachusetts ben 20 punti in favore di Obama, margine che aumenta di un punto percentuale in Connecticut, Stato di minore tradizioneliberal. Obama vince in ogni gruppo sociale, e propone un'alternativa ad un elettorato deluso da Bush: il tasso di disapprovazione/ approvazione è un netto 78 - 19.



Strategic Vision rileva una situazione favorevole a McCain in Georgia e Florida. In Georgia il candidato del Gop subisce la discreta performance demoscopica del favorite son Bob Barr, consenso in uscita dal campo repubblicano che permette ad Obama di mantenere il distacco sotto la doppia cifra. In Florida secondo Strategic Vision il distacco che separa il candidato democratico da McCain è il medesimo: 8 punti percentuali. Bush non è apprezzato in Florida, anche se il suo indice di approvazione esce dalle grotte, 34-57. Il direttore dell'istituto David Johnson rimarca come "McCain is holding steady among Republican voters and is polling better in South Florida than a Republican candidate would be expected to do". Benchè non esistano dati scorporati, ciò indica che gli anziani dell'East Coast che vivono la loro pensione tra Palm Beach e Miami apprezzano il senatore dell'Ariziona e rimpiangono Hillary. Ultima annotazione: il campione di Strategic Vision è in controtendenza rispetto a quelli sondati da altri istituti, dato l'estremo equilibrio tra Gop e Dems nell'identificazione politica.

martedì 1 luglio 2008

Sondaggi negli Stati/ Rasmussen, PPP, SUSA e Southern Media & Opinion Research

Risultati contrastanti nei sondaggi di oggi. Mentre Rasmussen vede Obama dimezzare il gap da McCain, che rimane comunque cospicuo, Southern Media & Opinion Research registra in Lousiana, che come l'Alabama è uno Stato del Solid South repubblicano, uno svantaggio di 16 punti, con alti valori di popolarità del presidente Bush e basso indice di gradimento per Obama. Differenze che sono ancora più nette nelle indagini di Rasmussen e PPP sulla Florida, lo Swing State per definizione. Rasmussen Reports rileva un cospicuo vantaggio di Obama solo tra i giovani, mentre le donne e gli indipendenti si dividono più o meno equamente. Il significativo +7 a favore del senatore dell'Arizona deriva dall'ampio margine a suo favore nell'elettorato maschile, e una maggiore compatezza dei sostenitori del Gop rispetto agli elettori dei Dems, tra i quali solo il 71% sceglie Obama rispetto all'85% dei repubblicani.


PPP registra invece un tenue vantaggio di Obama in Florida. Il campione del sondaggio è credibile nella ripartizione dell'identificazione partitica (Gop e Dems pari al 42%) ma rileva un altro comportamento dell'elettorato. Le donne sono pro MCain mentre Obama guida tra i maschi e in tutte le fasce d'età, a parte gli over 65. Sorprendentemente il candidato democratico ha un margine di vantaggio discreto tra gli ispanici, che in Florida tendono ad essere molto più conservatori data la folta comunità cubano-americana. Obama è in testa anche tra gli indipendenti, molto bassi nel campione. PPP rileva inoltre una corsa equilibrata in North Carolina. Il candidato democratico ottiene un consenso non elevato nell'elettorato di riferimento, più conservatore rispetto alla media nazionale. Il risicato vantaggio tra donne ed indipendenti, ed un margine di 6 punti tra coloro che non sono nati nella North Carolina permette ad Obama di restare a soli 4 punti di svantaggio.
Susa rileva invece un buon vantaggio di Obama nel Massachusetts e a New York, Stati che confermano l'ormai più che decennale tradizione democratica.