venerdì 3 aprile 2009

Matrimoni gay in Iowa

La Corte Suprema dell'Iowa ha dichiarato illegittima la discriminazione che non permette alle coppie gay di sposarsi nello Stato. Dal 24 aprile i matrimoni omosessuali saranno legali. La decisione è stata presa all'uninamità. Dopo Massachusetts e Connecticut, l'Iowa è il terzo Stato nel quale la Corte Suprema riconosce i diritti delle coppie gay. Un eventuale emendamento costituzionale da sottoporre al voto, come nel caso del referendum svoltosi in California a novembre, non sembra rapidamente realizzabile. I democratici, alla guida di Camera e Senato, hanno appoggiato la decisione della Corte Suprema.

Update: E pure in Svezia il Parlamento ha votato in favore dei matrimoni gay per 226 voti a 22. L'immigrazione scandinava si è molto concentrata nell'Upper Midwest...

Prendi i soldi e scappa

Francesco ha scritto sul principio base del luogocomunismo democratico, il radicamento territoriale.
Il PD sul territorio c'è, ma non ha i mezzi per agire.
Grazie ad una bella riflessione svolta insieme a Mattia, che racconta al solito magistralmente il dibattito identitario che tanto ci spinge fuori dalla contemporaneità, e Pippo rilancio anch'io una proposta per il congresso rivoluzionario.
Ripartiamo dai circoli, come si dice, e diamo soldi ai territori, così che ci siano le risorse per pagare i manifesti, per dire. Al momento perfino i rimborsi elettorali delle elezioni regionali sono presi dal nazionale, che prende soldi e poi scappa nel salotto televisivo, il campo di battaglia preferito di Berlusconi.
Se vogliamo essere davvero autonomisti e federalisti, non solo negli Statuti, abbattiamo il centralismo finanziario che alimenta la più autoreferenziale e ipertrofica classe dirigente nazionale che la storia ricordi.

PS: Comprare L'Amore ai Tempi di Facebook è il modo migliore per ripartire dalla realtà che ci circonda. Tutto quello che abitualmente dimentichiamo.

giovedì 2 aprile 2009

Sondaggi europee

Il PDL guadagna punti nelle ultime rilevazioni effettuate da Digis e Crespi Ricerche. L'effetto congresso è contenuto, però si nota l'erosione di un po' di consenso dalla Lega. Il Pd continua la lenta ripresa, e ora si avvicina alla soglia del 25%. Il segmento altri è sempre troppo basso, specie in vista delle europee, dove la dispersione del voto è tradizionalmente elevata. Lo sbarramento influenzerà sicuramente le scelte, ma non comprimerà così tanto il voto dei partitini (per Crespi 0,3, una percentuale irreale anche per gli USA).

Digis 27-28/03 1.000 interviste metodologia Cati
PDL 40,8
LN 10,2
MPA 2,5
UDC 6
PD 24,8
Prc+PdCI 4,5
S&L 2
Altri 1,2

Crespi Ricerche Sondaggio telefonico con metodologia C.A.T.I. realizzato su un campione di 1.000 casi rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne tra il 30 e 31 Marzo 2009

PDL 42
LN 10
MPA 1,5
PD 24
IDV 6,5
Radicali 1,2
UDC 5
Comunisti 3,5
S&L 4
Destra 2
Altri 0,3

Sondaggi Facebook aprile

Aggiornamento dei sondaggi Facebook realizzati da Clandestino. A marzo Berlusconi arresta la sua corsa, e si conferma sopra i 100 mila fan. Il centrodestra domina la graduatoria, mentre Franceschini ha superato i mille sostenitori. Il segretario del PD aveva prima aperto il profilo, e poi chiuso dopo pochi giorni. Ora è ritornato su Facebook da un paio di giorni con una buona partenza. Se Silvio ha ormai perso lo sprint iniziale, continua a raccogliere iscritti il gruppo Sfida: Stiamo cercando 20 milioni di italiani che non voteranno Silvio Berlusconi, che al momento raccoglie oltre 283 mila persone. Ha superato quota 100 mila anche il gruppo " Scommetto di poter trovare 1.000.000 di utenti che odiano Silvio Berlusconi", mentre il personaggio "politico" più popolare di Facebook rimane il principe dell'antiberlusconismo, Marco Travaglio, apprezzato da 183 mila sostenitori.

Politico

Fans 28/02

Fans 31/03

1

Berlusconi

109.000

116.963

2

Bossi

49.700

52.200

3

Brunetta

41.042

44.241

4

Gelmini

35.060

37.020

5

Soru

27. 546

28.561

6

Fini

24.969

26.744

7

Veltroni

25.400

25.778

8

Di Pietro

18.390

20.233

9

La Russa

17.200

18.065



mercoledì 1 aprile 2009

NY-20

Dopo la fine dello scrutinio il successore della neo Senatrice Gillibrand è ancora incerto. Al momento guida il candidato democratico Murphy per soli 65 voti. Saranno decisive le schede inviate per via postale, che saranno esaminate dopo Pasqua. Un altro caso Minnesota. Una proiezione dei Dems indica in Murphy il vincitore, ma l'esito potrebbe essere altresì capovolto.

Il pareggio è una brutta notizia per il Gop. Il distretto era rappresentato dalla Gilliband e vinto per poco da Obama a novembre, però i 70 mila voti di differenza nella registrazione a favore dei repubblicani e la forte tendenza conservatrice dell'area rurale favorivano Tedisco. I repubblicani hanno speso il doppio dei democratici, e il semi sconosciuto Murphy ha chiuso un gap di 20 punti grazie alle sue dichiarazioni pro Obama. Partecipazione molto bassa, come sempre nelle suppletive: poco più di 150 mila votanti contro i quasi 300 mila di 5 mesi fa.

Il dilemma afgano

Arrivano le prime scelte strategiche in politica estera. E l’eco della crisi si sente anche nelle stanze diplomatiche.

L’Amministrazione Obama ha individuato il nuovo punto focale della politica estera statunitense. L’Afghanistan diventa la priorità dell’apparato militare americano, con l’invio di nuove truppe sia per rafforzare le operazioni sul campo che per istruire l’esercito afgano, incapace di tenere testa alla rinascita dei Talebani. L’Iraq appare una questione ormai risolta, anche se è il numero di truppe residue da lasciare a Bagdad è ancora molto controverso, con un’Amministrazione schierata per qualche decina di migliaia di soldati e un Congresso orientato verso il minimo contingente possibile. La nuova centralità del fronte afgano spiega anche la parziale apertura all’Iran e il clima più collaborativo con Russia e Cina, attori regionali che potrebbero essere utili agli Stati Uniti, indeboliti dalla crisi e attualmente indisponibili ad affrontare altre avventure costose come quella tentata da Bush e Cheney tra il Tigri e l’Eufrate.

- ARRESTARE, SMANTELLARE, SCONFIGGERE - Al-Qaeda sta ancora progettando piani simili agli attacchi dell’11 settembre, e il nuovo obiettivo dell’Amministrazione è la lotta al network terroristico e ai suoi alleati talebani, che da anni combattono il nuovo regime afgano nascondendosi negli sconfinati confini che legano il Paese guidato da Karzai al Pakistan. Il piano di Obama prevede un netto rafforzamento del contingente americano, che arriverà a contare 60 mila uomini sul campo, meno della metà rispetto alle truppe attualmente impegnate in Iraq, e il doppio rispetto alle forze dei Paesi Nato. La retorica presidenziale ha abbandonato il tema della rinascita democratica dell’Afghanistan, e ha rimarcato la necessità di un governo efficiente, non corrotto e capace di fornire servizi minimi al popolo, per affrontare la sfida con Al-Qaeda. La distruzione del network terroristico rimane l’obiettivo strategico, e sono state così abbandonate le suggestioni del Nation Building che erano alla base della dottrina neo conservatrice. La svolta rispetto al passato bushiano si è evidenziata anche con l’abbandono della “guerra globale al terrore”, che da ora non fa più parte del lessico del Pentagono. Un cambiamento nominale che sottolinea la maggiore umiltà della politica estera americana, influenzata dalla crisi economica che toglie risorse e attenzione ora rivolte al fronte interno.

- IL FRONTE DIMENTICATO - Dopo la caduta del regime talebano l’Afghanistan era stato accantonato dall’Amministrazione Bush, interessata ad un maggior coinvolgimento di altri Paesi nella stabilizzazione dello Stato solo per dispiegare le truppe da mandare in Iraq. Le enormi difficoltà seguite alla fine di Saddam Hussein avevano reso il fronte afgano ancora meno importante per l’esercito americano, e ciò ha reso il Paese sempre più insicuro. Il boom delle coltivazioni dell’oppio, la vasta corruzione del nuovo regime, il ruolo controverso del Pakistan hanno permesso la rinascita del movimento talebano, che controlla interi pezzi di territorio insieme ai Qaedisti rimasti nella tana di Bin Laden. Se Osama è ormai caduto nel dimenticatoio, il network da lui costruito è parte importante della resistenza militare che ha ricacciato il governo Karzai nel territorio intorno a Kabul. Il numero delle vittime civili ha superato quota 2mila nel 2008, un incremento di oltre il 40 per cento rispetto all’anno precedente. Dall’inizio del 2009, 30 soldati americani sono stati uccisi, e gli incidenti da fuoco sono aumentati di oltre 140 punti percentuali. Numeri che dimostrano un costante peggioramento della situazione, tanto che il generale David McKiernan, il comandante delle truppe americane e del contingente Nato, ha informato Washington su una situazione prossima all’incendio iracheno. I vertici del Pentagono hanno premuto per una svolta interventista, parzialmente bloccata dai timori dell’Amministrazione, che ha acconsentito al rafforzamento del contingente ma ha limitato gli obiettivi della missione afgana.

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Immigrati in Lombardia

E' stato pubblicato l'ottavo rapporto della Fondazione ISMU sull'immigrazione in Lombardia. Nella regione più popolosa d'Italia le persone provenienti da altri Paesi sono un milione e 600 mila, più del 15% del totale. L'immigrazione, regolare così come irregolare, continua a essere in crescita.
Rilevate per la prima volta anche le preferenza politiche: il 55% si schiera a sinistra, ma nel nucleo più consistente dell'immigrazione, quella proveniente dall'Est, domina il centrodestra con il 58% dei consensi. In particolare, i romeni sono i più schierati a destra, al 64%, una percentuale più che pedemontana.

Piu' in generale, si rilevano percentuali piu' elevate di votanti orientati a destra tra coloro che hanno dichiarato di avere un diploma o una laurea (1-3 punti sopra la media), di professare la religione copta e ortodossa (18 punti sopra la media) e di guadagnare piu' di 2.500 euro netti mensili (+5 punti). Si collocano, invece, decisamente piu' a sinistra (5-6 punti oltre la media) coloro che non possiedono alcun titolo di studio, chi si professa induista, evangelico o musulmano e chi e' in Italia da meno di 2 anni.