domenica 7 dicembre 2008
Federalismo
Marcello ha perfettamente ragione. Sicuramente meglio dell'interessante, ma per più di un verso discutibile, analisi di Cacciari.
Rocca come Travaglio
Il corrispondente Usa del Foglio, Christian Rocca, applica il metodo Travaglio(da lui tanto criticato) del taglia e cuci per sostenere l'insostenibile tesi dell'uguguaglianza tra Bush e Obama. Prima, in That’s right/7, riporta la frase di un esponente di Move On censurando il dubitativo "we'll see", premessa indispensabile per comprendere l'affermazione di Eli Pariser. La citazione è tratta da un lancio di Associated Press, non esattemente la fonte migliore sugli Usa. Poi arriva il capolavoro: In That’s right/8 Rocca parla della nomina di Eric Shinseki, generale scontratosi visceralmente con Rumsfeld per le sue critiche alla gestione delle operazioni belliche in Iraq, dimenticando però di citare questo fondamentale dettaglio. Tanto per informare Rocca, MyDD, punto di riferimento della blogosfera progressista, ha apprezzato la scelta di Shinseki, mentre Politico ricordo come il generale di origine asiatica fosse entrato nel cuore del movimento progressive per la sua contrapposizione al Pentagono di marca Rumsfeld/Wolfowitz.
Insomma, metodo Travaglio a pieno regime, comprensibile per chi, nell'estate di 2 anni fa, fece un magistrale pezzo sul prossimo, inevitabile 44esimo presidente degli Usa: John McCain.
giovedì 4 dicembre 2008
Il voto degli immigrati
Il portale degli immigrati in Italia ha condotto un'indagine online sul voto dei cittadini di origine straniera che risiedono nel nostro Paese. Bassa, se non nulla affidabilità scientifica, ma un'interessante indicazione verso uno dei temi decisivi per il futuro dell'Italia, la piena partecipazione alla vita politica e sociale di tutti i suoi abitanti. Qui sotto i risultati
Se oggi potesse andare alle urne, il 60,3 % degli immigrati voterebbe per un partito del centro sinistra, il 27,3 % sceglierebbe il centrodestra. Il 12,5 %, al di là del colore politico, darebbe il voto a un candidato della sua comunità
Il netto vantaggio del centrosinistra non stupisce, e ripensando alle minoranze etniche statunitensi, coltivate per anni dall'opposizione dai Democratici Usa e ora decisive per il trionfo di Obama, viene in mente qualche ipotesi di lavoro più produttiva delle divisioni tra D'a%''!|\& e Ve*/!$%"£|( sono per me parolacce ormai da censurare) anche per il PD nostrano.
mercoledì 3 dicembre 2008
Sconfitta in Georgia, 60 addio
Netta sconfitta del candidato democratico Jim Martin nell'elezione per il seggio senatoriale della Georgia. Il repubblicano Chambliss, che quattro settimane fa aveva mancato di soli 2 decimi il 50% e per questo ha dovuto affrontare il secondo turno, ha staccato nettamente il suo avversario. Chambliss ha battuto Martin 57 a 43, superando di vari punti il vantaggio pronosticato dai sondaggisti. La mancanza di exit poll limita l'analisi, ma la comparazione con il risultato del 4 novembre mostra come la partecipazione nelle contee afro-americane sia stata abbastanza bassa. Nelle due contee più popolose e democratiche dell'area metropolitana di Atlanta, Martin ha perso circa 200 mila voti mentre Chambliss solo 70 mila. Il candidato democratico aveva sperato in una visita di Obama, che però ha preferito limitarsi ad uno spot radiofonico e alla dislocazione di parte del suo staff elettorale.
La sconfitta democratica segna l'addio all'agognata super maggioranza al Senato, capace di superare l'ostruzionismo della minoranza. La vittoria dei repubblicani era pronosticata ma si è rivelata oltremodo netta, e questo mostra come il Gop, seppur ammaccato, sia ancora il partito chiaramente maggioritario nell'elettorato bianco. Senza una significativa mobilitazione delle minoranze etniche, il segmento di voto più ostile ai repubblicani e all'Amministrazione Bush negli ultimi 4 anni, i Democratici rishiano di perdere. Le midterm del 2010 si giocheranno prevalentemente su questo
martedì 2 dicembre 2008
Il maggior rimpianto
L'Amministrazione Bush ammette il fallimento sulle armi di distruzioni di massa teoricamente in possesso di Saddam Hussein e causa prima del conflitto iracheno. Ora che pure Bush ne parla apertamente, rimarrà da convincere Camillo
Dall'intervista di Bush all'ABC
GIBSON: You've always said there's no do-overs as President. If you had one?
BUSH: I don't know -- the biggest regret of all the presidency has to have been the intelligence failure in Iraq. A lot of people put their reputations on the line and said the weapons of mass destruction is a reason to remove Saddam Hussein.And, you know, that's not a do-over, but I wish the intelligence had been different, I guess.
lunedì 1 dicembre 2008
La politica di Obama dopo gli attentati di Mumbay
I tragici attentati di Mumbay indicano lo spostamento del confronto tra terrorismo e mondo occidentale. Il presidente eletto Barack Obama potrà così testare subito il cambio di strategia nella lotta al radicalismo islamico che aveva delineato nel corso della sua ascesa alla Casa Bianca. Continua qui.
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